Unità nella Carità 1-2019

Link disponibile: CLICCA E LEGGI
Data: 01 Gen 2019
Categoria: UnC 2019
Condividi:
Editoriale

Carissimi,
perché dare tanto risalto ai 50 anni dall’ordinazione dei primi diaconi? Non certo per incensarci, quanto piuttosto per celebrare la presenza amorosa di Dio nella storia. Egli infatti continua a guidare la sua Chiesa e a darle vita. E per fare questo si serve normalmente di uomini umili e apparentemente di poco conto.
È quanto ha fatto con don Ottorino, il quale fu un vero profeta, cioè un uomo che ha saputo mettersi in docile ascolto di Dio e trasmettere quanto Lui voleva per la sua Chiesa.
Don Ottorino fa parte cioè di quelli uomini che camminano immersi in Dio e con i piedi ben posati per terra. E in Lui vedono la realtà con occhi illuminati, la vedono cioè con gli occhi e il cuore di Dio.
Eccolo lì, nel fervore degli inizi del suo presbiterato, buttarsi a capofitto nelle attività parrocchiali. Davanti a lui una comunità cristiana con pressanti richieste liturgico sacramentali. E contemporaneamente un oratorio pieno di giovani che abbisognano di animazione, di guida, di sostegno. Ma soprattutto si sente interpellato da una terza dura realtà di ragazzi e giovani abbandonati a se stessi, sbandati, sulla strada, che attendono dalla Chiesa una risposta adeguata alla loro situazione.
Questa realtà lo stimola a una duplice risposta: non si può ridurre la pastorale alla liturgia e ai sacramenti, e non è compito solo del prete affrontare una realtà così complessa.
Il suo pensiero corre ai primi secoli della Chiesa, dove era stata data una risposta a questo stesso problema. Occorre una figura nuova di pastore, il prete della strada, l’apostolo che esce dalla chiesa, vive dentro queste realtà del margine e ne diventa l’anima: in una parola il diacono. Nasce così una “nuova immagine” di ministri nella Chiesa: il prete insieme al diacono.
Don Ottorino ne parla sottovoce solo con i giovani più intimi e sensibili. Ma quando in preparazione del Concilio si comincia a parlare di un possibile ripristino del diaconato permanente, allora corre da un ufficio all’altro di Roma a presentare i suoi religiosi già preparati per l’ordinazione. La sua fu così un piccolo mattone perché il diaconato diventasse realtà. È lo stile di Dio che si ripete da sempre. Quando vuole costruire qualcosa di grande, Dio prende persone “insignificanti” agli occhi del mondo, perché, giustamente, tali opere appaiano opera sua, amore suo.
E noi continuiamo a ringraziare e cantare al Signore, perché ha scelto un pretino come don Ottorino per dare impulso a uno stile nuovo di fare pastorale nella Chiesa. Una pastorale dove il prete fa il prete, vale a dire l’animatore specializzato nel guidare i cristiani a un rapporto personale e comunitario di fede con Dio; e accanto a lui, in piena sintonia e complementarietà, con un ministero ordinato, una nuova figura di pastore, il diacono, al quale vengono imposte le mani come al prete, ma per un compito specifico: far sì che la fede dei cristiani diventi carità, far fiorire nella comunità cristiana l’amore con tutte le sue caratteristiche che qualifichino la Chiesa come comunità di servi che lavano i piedi ai fratelli, così come ci ha insegnato Gesù, il Signore.
Il nostro grazie va quindi tutto a Dio che ci ha donato un progetto di Chiesa del 2000 e di 2000 anni fa, come di certo ha sognato anche Gesù.

Related Projects