Unità nella Carità 3-2019

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Data: 01 Lug 2019
Categoria: UnC 2019
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Editoriale

Carissimi,
l’anno che commemora i 50 anni del diaconato, continua a donarci momenti di grazia. Ultimamente sono stati di particolare rilievo il Convegno nazionale dei Diaconi d’Italia e l’ordinazione di un diacono permanente in Mozambico.
Il Convegno ha portato a Vicenza una discreta rappresentanza dei diaconi italiani. Lì ha trovato particolare risonanza il racconto della nostra esperienza, unica nel suo genere; ci è parsa come l’apripista per l’Italia e per il mondo di un nuovo progetto di pastorale integrato nelle due figure ministeriali del prete e del diacono in unità.
Gli stessi diaconi riuniti per il convegno sembravano sorpresi di una proposta così innovativa dentro un contesto ecclesiale che continua a relegare il diacono come supporto in seconda fila al prete o come semplice supplente liturgico in caso di una sua assenza. Non vi nego che ho avvertito in me un certo orgoglio, che mi veniva dall’essere portatore privilegiato di una chiamata di Dio innovativa per la Chiesa del 2000. Orgoglio che si innesta non sulle nostre capacità ma in un dono che è tutto e solo di Dio, trasmesso a noi attraverso don Ottorino, vero profeta del Signore. Il suo leggere la realtà con gli occhi e il cuore di Dio, l’ha portato a sentire la nuova Congregazione come una risposta di Dio alle attese della Chiesa di oggi e del futuro. E per lui la Pia Società San Gaetano avrebbe perduto di significato senza l’istituzione del diaconato; sarebbe stata un’opera incompleta.
Non avevo ancora finito di assaporare la ricchezza della presenza di tanti diaconi a Vicenza, che mi sono trovato in Mozambico, dove ho respirato a pieni polmoni l’aria di festa per l’ordinazione a diacono permanente del confratello Rafael Oliveira, primo diacono ordinato in Mozambico. Difficile prevedere i piani di Dio per questa meravigliosa terra. Amo pensare che Dio agisca come sempre a modo suo e faccia grandi cose partendo dal basso. Non sarà che questo primo diacono in terra mozambicana non sia proprio un piccolo seme destinato a crescere e a dare copiosi frutti nel futuro?
Per noi comunque è segno di una nuova particolare predilezione di Dio verso la nostra Congregazione, che Lui da sempre ha voluto, amato e continua ad amare malgrado i nostri limiti e peccati.
Un’ultima riflessione. Con l’ordinazione di Rafael la nostra comunità in Mozambico ora è composta da due diaconi e due preti. Volesse il Cielo che fossero 3, 4 o più diaconi e un solo prete, come sognava don Ottorino. Ne sgorgherebbe una pastorale sempre più decisamente diaconale, una pastorale “inclinata” verso gli ultimi, i poveri, gli scartati, a imitazione di Gesù “inclinato” a lavare i piedi all’umanità.
Quanto sarebbe attuale una congregazione riconosciuta e apprezzata nel mondo prima di tutto per questo inclinarsi, che contagia tutta la Chiesa di diaconalità e di servizio.
Le idee sono chiare, i programmi anche. Servono le persone che li incarnino nella propria vita. Servono diaconi, preti e laici che rispondano con generosità a questa chiamata di Dio, per il bene della Chiesa.
A ciascuno di noi mettere la propria parte.

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