05/10/2026
SIAMO CHIAMATI PER LE ALTEZZE
Figlioli, abbiamo un cuore: è una cosa bellissima ed è una cosa pericolosissima che il Signore ci ha dato.
È come trovarsi per aria con un aereo, a 10.000 metri d’altezza sopra il mare: tu sei là, sostenuto da due motori e da due ali. Se questi due motori ad un dato momento facessero sciopero, tu dovresti atterrare o meglio “annacquare”, cioè dovresti andare a parcheggiare in mezzo ai pesci.
Figlioli, avete mai pensato che noi siamo sospesi per aria e che è il nostro motore, cioè il nostro cuore, che ci sostiene? Quando il cuore va bene, noi stiamo navigando a 10.000 metri d’altezza, quando il cuore va male noi atterriamo.
Quando dall’alto vedi le spiagge del mare pensi: “Beh, sulla spiaggia in qualche modo si atterra”. Ma quando vedi montagne o vedi acqua, acqua, acqua, tu dici: “Qui siamo in balìa dei nostri motori!”. Se a un dato momento, poi, uno di questi motori prende il raffreddore… kaputt! Non c’è altro da fare, figlioli; bisogna atterrare.
Ma che cosa c’è in terra? Sopra la terra ci sono impurità, superbia, ingordigia.
Figlioli, un atterraggio nel mondo è come un atterraggio in mezzo al mare o, forse, in mezzo alle rocce delle montagne.
Il nostro cuore è il motore che ci deve sostenere in alto, e quando il motore non sostiene più, atterri necessariamente e quando atterri vuol dire morte.
Quando il cuore di un cristiano s’innalza fino a 1000, 2000, 10.000, 100.000 metri, parla di Dio, spazia all’infinito, allora è l’uomo di Dio. Ma quando l’uomo comincia a perdere quota e il cuore non funziona più, allora trovi che nell’uomo di Dio entrano le bassezze della terra. E allora comincia a divenire bugiardo, impuro, avaro, egoista; e allora quello che prima lui condannava negli altri, lo commette anche lui in un modo più vergognoso degli altri. Se, infatti, uno cade da un metro di altezza prende un colpo, ma se cade da 10.000 metri d’altezza il colpo è senza dubbio più forte.
M35, 5-6 del 11 novembre 1965