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                                   Volontà di Dio e senso del sacro
Alla vigilia dell’apertura della fase 2, ci siamo sentiti con un amico, e abbiamo
goduto di una lunga chiacchierata. A un certo punto, egli mi ha posto una domanda crucia- le, nata di fronte al dibattito (purtroppo aspro) circa l’apertura o meno alla celebrazione delle sante messe per il popolo di Dio: ‘ma che cos’è sacro, per noi cristiani?’.
Mi sembra un’ottima traduzione della doman- da tanto cara a don Ottorino: ‘ma cosa vuole Dio da noi, adesso? Cosa ci sta dicendo con quello che sta accadendo?’. Il sacro è ciò che è gradito a Dio, ciò che gli appartiene, ciò che Egli si è messo da parte per sé. È tutto ciò che gli dà gloria, che è secondo il suo cuore. Nel passato le religioni si sono strutturate attorno all’idea che nel mondo ci siano cose, luoghi, tempi, oggetti, persino persone che sono sacri, appunto ‘graditi’ a Dio, in qualche modo ‘più vicini’ a Lui, e altri meno, o addirittura per niente. Da lì le separazioni nette, e le divisioni
che scivolano in aperte contrapposizioni, che emergono per esempio nella distinzione tra appartenenti al popolo eletto e pagani, tra puri e impuri. La distinzione tra sacro e profano è una questione cultuale, solo successivamente diventa un problema etico, per cui i pii e gli empi si distinguono a seconda del loro com- portarsi secondo le leggi morali che vengono da Dio. Alla base di ciò, la visione di un Dio che separa, distingue, seleziona; e di un uomo che è fatto in qualche modo a compartimen- ti stagni, per cui ci sono delle realtà di sé che sono conformi al volere di Dio e altre invece che ci allontanano da Lui, addirittura ci pon- gono in antagonismo.
Ebbene, Gesù ha scardinato questa prospetti- va. La novità sconvolgente di Gesù sta nel di- chiarare ‘monde’ tutte le creature, nel rompe- re i confini di separazione, nello squarciare il velo del tempio per non catalogare più le realtà in sacre e profane. Tutta la creazione è sacra, cioè appartiene a Dio ed è fondamentalmente
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