Page 17 - UNC 2-2020
P. 17

                                continuamente: in questo momento, di fron- te a questo appello, come costruisco unità? Unità in me stesso, per crescere nel processo di integrazione personale. Unità con gli altri, in particolare con gli esclusi e gli emarginati, ma anche – e questo è assai duro – con coloro che non la pensano come me, che addirittura so che stanno sbagliando, che remano contro. Unità con Dio, che è oltre i propositi e le ap- parenze e appella alla condizione di origine di cui abbiamo parlato. Che cosa significa concre- tamente tutto ciò? Che cosa si è reso manifesto nel vissuto di questo tempo di crisi? A me pare che la questione in ballo riguardi propriamen- te il nostro modo di affrontare l’emergenza e, con essa, le situazioni e la vita in genere, che ci si è rivelata in tutta la sua importanza e allo stesso tempo nella sua vulnerabilità. L’unità è fatta della scelta oculata, costante, fedele, e per questo faticosa e insistente di confrontarsi pri- ma di parlare, di ascoltare prima di valutare, di esprimersi solo in seguito a prudenti e pazienti percorsi di dialogo e di condivisione. I quali necessariamente richiedono una cura intensa di vigilanza sugli atteggiamenti e sui modi, su- gli strumenti e sui toni, sull’opportunità oltre che sui contenuti. L’unità viene dal dialogo che ha bisogno necessariamente di ruoli e di com- piti, da precisare se non già sufficientemente precisi, e per questo ha bisogno di rispetto e di obbedienza: non solo all’autorità, ma anche e prima di tutto all’ordine dei rapporti, dei valo- ri, degli ambiti. È un cammino doloroso, molto doloroso. Questo è il sacrificio, l’ascesi, il ‘cul- to’ a cui siamo chiamati, fatto a volte anche di mortificazioni e di umiliazione. Ciò vale per tutti i membri della Chiesa, ognuno secondo la propria vocazione e quindi le responsabilità assunte e il ministero che vive.
Un segno dei tempi
In tutto questo sta un segno dei tempi: la ca- pacità di abitare il tempo difficile innestando- vi noi il segno della nostra specificità di fede, che è appunto la ricerca incessante dell’unità. Lo ribadisco: è faticoso! Forse per questo a volte trascurato, soggetto a disattenzione o, a
   PANDEMIA:
SEGNO DEI TEMPI ?
I “segni dei tempi” sono eventi storici attraverso i quali, illuminati dallo
Spirito Santo che abita in ciascuno di noi, il Cristo risuscitato ci vuole parlare, ci chiede di riflettere in vista di una conversione, di un ritorno all’essenziale, quello che rimane per sempre.
Giulio Albanese, missionario comboniano, ci ricorda come questa consapevolezza
dei “segni dei tempi” sia stata insegnata
e proposta dai nostri pastori: Giovanni XXIII, Paolo VI, tutti i vescovi del mondo riuniti nel Concilio Vaticano II, e oggi papa Francesco. Egli tornando a parlare dei "segni dei tempi", una categoria interpretativa in questi ultimi anni un po' dimenticata, dice nella sua esortazione apostolica "La gioia del Vangelo": “Non
è compito del Papa offrire un’analisi dettagliata e completa sulla realtà contemporanea, ma esorto tutte le comunità ad avere una sempre vigile capacità di studiare i segni dei tempi". (EG 51) Lasciamoci dunque provocare dai
segni dei tempi. Ma quali segni dei tempi? Ce ne sono tanti. Noi vorremmo lasciarci interrogare dal segno dei tempi di questa pandemia che ha fermato il sistema frenetico della nostra umanità, sistema economico, finanziario, fatto di “crescita economica” sfruttando senza rispetto la nostra madre Terra. Potremmo condividere tra noi, nel nostra comunità, nel gruppo a cui apparteniamo ciò che ci sentiamo ispirati di dire, illuminati dallo Spirito Santo che abita in noi, riguardo a questo segno dei tempi della pandemia da coronavirus, che sta segnando sia la nostra vita personale e interpersonale, sia i nostri progetti, ma anche la vita di tutta l’umanità, di cui siamo parte integrante e responsabile.
Diac. Vito Calella
UNITà NELLA CARITà 17





















































































   15   16   17   18   19