Page 18 - UNC 2-2020
P. 18

                                lungo andare, a disaffezione. Perché significa imparare a tacere, ad attendere, a sospendere il giudizio; a rinunciare a sbottare (anche sui social), ad avere ragione a tutti i costi, a forzare la mano; ma significa anche, al contrario, non ritirarsi, non rassegnarsi, non chiudersi nell’in- differenza, non isolarsi. L’unità è dunque arte dell’amore concreto, di cui ogni relazione ha bisogno: da quelle alla pari, a quelle gerar- chiche; da quelle dentro le mura domestiche (grande esperienza di queste settimane!), a quelle lavorative; da quelle comunitarie (an- che a distanza), a quelle internazionali. Si trat- ta dell’ideale, ma anche del motore autentico del nostro agire da cristiani, l’espressione più attuale e imperitura del ‘culto gradito a Dio’. Vale per ogni ambiente. All’interno della Chie- sa, come a riguardo dei temi sociali, culturali, economici, politici, in un intreccio di incarna- zione che è l’essenza dell’annuncio evangelico. Niente della vita è estraneo all’attenzione del credente. Un cristiano opera instancabilmente per l’unità, nei contenuti e nei toni, anche nella ‘cosa pubblica’, ricordando che la politica è la più alta forma di carità e cerca il bene comune.
Uno stile da educare nella preghiera
Si possono indicare alcuni aspetti che evi- denziano un possibile fallimento del nostro ‘operare’ da cristiani in quarantena. Di fronte ai numerosi temi su cui siamo stati chiamati in causa, come cittadini e come credenti, l’e- lemento decisivo per valutare una scelta se- condo la volontà di Dio non risiede tanto nei contenuti (a meno che questi contenuti non andassero palesemente contro la difesa della vita, che appunto è una e indivisibile), bensì nei modi. Abbiamo perso un’opportunità ogni volta che abbiamo alzato i toni, oppure abbia- mo favorito le contrapposizioni aggressive, oppure abbiamo preferito le nostre convinzio- ni al confronto rispettoso delle gerarchie, op- pure abbiamo parlato o espresso idee e gesti senza pensare minimamente alle conseguenze sugli altri o senza prima fermarci a confrontar- ci con altri. L’individualismo, che è l’aspetto culturale del peccato originale della superbia
e della divisione, è insidia costante e profonda, che tocca l’animo e si manifesta nelle modali- tà dell’agire: quanto abbiamo vigilato di non esserne succubi, in questo tempo di prova? Possiamo chiedercelo con sincerità, perché nel riconoscerlo possiamo accedere alla grazia del perdono, richiesto e accolto, mirabile dono di Dio per ricucire strappi e ferite.
Ma per penetrare le corde profonde di que- sto sentire, c’è bisogno di allenarsi duramente nella difficile arte della preghiera, che non è né pura introspezione, né soliloquio di paro- le. È piuttosto relazione con l’Uno, nella quale anche noi, appunto, entriamo nella dinamica della comunione, e ci sentiamo coinvolti an- cor più appassionatamente nelle vicende della comunità proprio perché ci siamo lasciati tra- sformare dalle pennellate – o scalpellate – del- lo Spirito in noi. Abbiamo saputo dare spazio a questo rapporto vitale, nei giorni più lenti della quarantena? Abbiamo approfittato per visitare nuovi orizzonti nella preghiera?
Il cristiano è sempre radicalmente uomo e don- na di Dio, in relazione con il Risorto. Questa è la verità centrale del nostro essere, la perla preziosa che rende sacra la vita. Tutto il resto
18 UNITà NELLA CARITà
 Papa Francesco che benedice Roma e il mondo intero



























































































   16   17   18   19   20