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                                 mente quella sanata dalle cure dei medici (che rimangono figure straordinarie per dedizione e offerta di sé, nella stragrande maggioranza dei casi, anche in tempi di normalità). La vera vita è quella di cui il Risorto ci fa dono, irrom- pendo in noi e fra noi dall’eternità e preparan- doci ad incontrarlo definitivamente, assieme al Padre, dopo aver oltrepassato la soglia del- la morte terrena. Oh, se potessimo, in questo tempo di passione, guardare all’ultimo istan- te del nostro pellegrinaggio su questo mondo con gli occhi innamorati delle vergini sagge della parabola, trepidanti e timorose perché pronte a ricevere lo Sposo che viene!
D’altro canto, proprio nella Passione il Figlio Gesù ha scelto e accolto decisamente l’unità con il Padre, perno e sostegno della sua vita, e lì, nel Getsemani e nel Calvario, autentico trampolino per oltrepassare e vincere anche la morte. Per questo Gesù è risorto: perché il Pa- dre, unito a Lui nell’amore, non poteva lascia- re negli inferi colui che mai ha abbandonato la Sua mano, anche nel dolore. Così sarà per noi, testimoni del Risorto, i cristiani: saremo credi- bili se avremo imparato un po’ di più a essere unificati e uniti, anche nel crogiuolo del dolo- re. E se abbiamo fallito, perdendo un’occasio- ne, potremo chiedere perdono, e ripartire. Per- ché la pandemia passerà, anche questo tempo è piccola cosa nella storia dell’umanità; resterà la chiamata e la sfida a continuare a ricevere e a testimoniare l’amore che vince la morte, immancabile appuntamento del nostro vive- re. E solo uniti in Cristo, nel seno del Padre, sostenuti dallo Spirito potremo vincere questa sfida, personale e comunitaria.
Un’ultima nota, ricevuta, con commozione, da un altro amico. Noi sappiamo che anche tutti i morti di questo tempo, tragicamente lontani dai propri cari, senza la possibilità di ricevere un gesto di affetto nel momento dell’ultimo passaggio, non erano soli. La carezza del Ri- sorto, misteriosamente, ha potuto toccare cia- scuno di loro con tenerissimo amore.
Ne siamo certi. È il nostro dolore, adesso, che necessita di aprirsi di nuovo a questa certezza: nemmeno noi siamo abbandonati dal Padre!
UNITà NELLA CARITà 21






























































































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