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                                   Un tema alla ribalta in questo tempo di pandemia in cui la televisione ci
ha abituati alla conta dei morti. Un racconto di vita ci aiuta a riflettere.
LA MORTE
Davanti frenano... Frena! Frena! Accendi le luci di emergenza. Guarda dietro. Che non ti tamponino. Frena! Frena! Ma perché il camion non rallenta, ormai ci sono addosso! Frena! Frena! Il carico... sta fermo o no? Frena! Frena!
Finalmente fermo. Tutto ok. Batticuore e adrenalina a mille. Davanti si è formata una coda. È successo un incidente. Dopo una mezz’ora di fila, oltrepasso l’incidente:
un camion ha tamponato. La sua cabina
è tutta accartocciata. Ha incastrato una macchina sotto il camion che lo precedeva. I soccorsi non sono ancora arrivati; c’è solo la Polizia. Chissà quanti sono i morti; chissà se c’è qualche miracolato. Ancora una volta la signora è passata.
Quante volte ho visto scene del genere. Quante volte ho rischiato anch’io. E così ci pensi. Penso alla signora e ... sento un
   di Rivotorto, perché spinto da un istinto più forte della paura, dall’amore per la sacralità della vita, da una vocazione alla quale oggi alcune professioni hanno risposto donando la propria vita: preti, medici, infermieri, forze dell’ordine...
Ma anche persone di tante altre professioni, che nel nostro modello economico e culturale riteniamo più umili e per questo paghiamo an- che meno, e che però sono quelle che ci hanno
permesso di continuare a vivere chiusi in casa: operai, magazzinieri, camionisti, cassiere, net- turbini, volontari e tante altre a cui va la nostra riconoscenza.
A tutte queste persone mi piace rassomigliare la nostra cara figura di Gesù sacerdote servo che, prima di donare tutto sé stesso fino alla morte di croce, indossa il grembiule e, per amore del Padre, si fa servo per lavare i piedi all’umanità.
24 UNITà NELLA CARITà






















































































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