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                                   In questo tempo il tema della morte si è fatto più presente: perché non parlarne?
brivido alla schiena. È lo stesso brivido che sento quando parlo con Dio in modo diverso dal solito. Quando capisco che è presente.
Sì, è la porta di accesso al paradiso.
Spesso mette paura perché non siamo fatti per la morte; a volte la sento come una liberazione; a volte è l'abbraccio di Dio che ti vuole con sé.
Sembra strano e forse è sbagliato, ma
spesso penso alla morte come il modo obbligato per incontrare Dio, e finalmente gustarsi il suo abbraccio. Gustarsi l'essere coccolati dal vivo; gustarsi la gioia di rivedere una persona dopo tanti anni e accorgersi che si è sulla stessa lunghezza d'onda come se fossero passati solo pochi minuti, come se spazio e tempo non ci fossero.
Però che paura! Che coraggio ci vuole per morire senza imprecare; che forza morire sereni dicendo "Gesù ti amo", come ha fatto don Ottorino, o domandando la comunione come ultimo desiderio. Così muoiono i santi. Piacerebbe anche a me, ma ho tanta paura di ... imprecare perché la vita mi piace. Penso che i cristiani siano fortunati perché hanno due certezze: che con la morte la vita non finisce e basta (c'è un'altra vita); inoltre che il nostro corpo risorgerà trasfigurato dal Dio dei vivi. Tanti ci deridono perché pensano che siamo dei creduloni, ma la testimonianza di chi ha visto Cristo risorto e ha dato la vita per annunciare questo fatto è più forte. San Pietro avrebbe “calato le braghe” alla prima difficoltà se non avesse visto per davvero e se non avesse ricevuto lo Spirito Santo.
Però oggi è andata bene. Il camionista che ha tamponato si è salvato e nell'auto non c'era fortunatamente nessuno. Le persone erano scese in fretta ... La signora è passata.
Daniele Campagnaro
 Il lavoro è una cosa sacra
In questo tempo di lockdown, abbiamo impa- rato da ‘fratello virus’ che il lavoro è una cosa sacra! Chi è rimasto a casa senza poter lavora- re ha capito che non c’è solo il conflitto tra la vita e la morte, tra eros e tanatos, ma anche tra il lavoro e la morte, perché lavorare ci rende vivi. Vogliamo lavorare infatti per poter dire “Sono vivo!”. Abbiamo capito che del lavoro non ci manca solo il sostentamento, ma anche
la chiacchierata, la battuta con il collega, lo sfottò. Ci piaceva consumare assieme al caffè anche altri beni di tipo relazionale, ora che non abbiamo baci, abbracci e la consolazione di una pacca sulla spalla di un amico: questi beni ci mancano. Quanto valgono le carezze ai ni- potini, al genitore anziano? Come spesso acca- de, il valore delle cose preziose risalta quando la mancanza ce le fa percepire nell’interezza, come quando si vede un quadro o un’opera
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