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                                 soprattutto mette mano alla risorsa delle sue esperienze sul campo, per dare un fondamen- to a una teoria che a prima vista sembra in con- trotendenza con il modo di essere, pensare e sentire dell'uomo contemporaneo, apparente- mente chiuso nel guscio della sua individuali- tà e dei suoi interessi più che propenso a dona- re qualcosa di sé agli altri.
A questo proposito Luciano cita Alain Caillé, un sociologo francese, autore di un libro dal ti- tolo "Antropologia filosofica del dono" che af- ferma: "La gente crede che il dono e la genero- sità siano inutili fronzoli, sentimenti polverosi gettati in soffitta.
Questa idea viene fatta valere con un bombar- damento quotidiano dal modello economico dominante, secondo il quale non solo il merca- to e gli scambi monetari ma anche l’apprendi- mento, il matrimonio, la fede religiosa, l’amore e l’odio, la giustizia e il delitto, sono regolati dalla logica egoistica. E invece il dono ha un ruolo oggi come lo aveva nel passato delle so- cietà umane".
Troppo facilmente, infatti, si definisce l'uomo come "economico", affermando che i legami sociali ruotano prevalentemente attorno agli scambi a livello di denaro.
Mentre vari studiosi di antropologia oggi defi-
niscono l'uomo nella sua intima natura piutto- sto come "donatore", sottolineando l'importan- za determinante che hanno per l'uomo i valori che si rifanno alla gratuità dei rapporti.
Siamo fatti per la reciprocità
Ha scritto un autore Marcel Mauss, che è con- siderato un classico su questo tema, in un libro
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In alto, don Giampietro con l'equipe "fundareisenperpassione": Riccardo, Ilaria,
Stefania, Luciano; sotto Stefania Toaldo
























































































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