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 La stanchezza del personale sanitario
                                gli uni degli altri, tanto come individui, quanto come comunità o intere nazioni, ci chiediamo ora come approfittare di questo tempo favore- vole, del kairós biblico di cui parlavamo all’ini- zio e quindi favorire che si realizzi il suo regno in noi e nel mondo.
La prima cosa che mi viene da sottolineare è la necessità di favorire che l’unità fecondi le no- stre relazioni e si espanda in uscita, a spirale sempre più ampia, coinvolgendo la famiglia, il lavoro, le chiese particolari, le religioni, le scel-
Per affrontare le sfide globali serve la solida- rietà globale e non solo gli aiuti puntuali; per difenderci dal virus dobbiamo far collaborare i ricercatori fra loro, bisogna condividere e ren- dere scambievoli i rischi economici. Per evitare ondate di ritorno del virus si devono aiutare i paesi restati indietro: se vanno al collasso sono guai per tutti. La collaborazione globale e l’u- nità sono le soluzioni, non le divisioni e gli odi. Allora sì potremo esclamare “Fratello Virus!” come avrebbe fatto San Francesco, perché il
pericolo non viene dal virus ma dai demoni interiori del genere umano, come l’odio e la cupidigia. L’odio è frutto di una falsa soluzione: insinua l’idea che il pericolo siano gli altri. La cupidigia arricchisce pochi a danno di molti e favo- risce il virus.
La priorità è sconfiggere il virus, i cui danni sono anche economici, ma non è limitan- do i danni economici che si sconfigge il virus, bensì favo- rendo le scelte opportune e avendo a mente tre atteggia- menti fondamentali: respon- sabilità, resilienza e speranza. La responsabilità che ren- de liberi, perché solo se ci si
prende cura del prossimo si potrà favorire il bene comune (basti pensare alle mascherine che proteggono l’altro e non se stessi, per cui la propria salute è affidata al senso di respon- sabilità dell’altro e quella altrui alla propria). La resilienza, termine che indica la capacità di resistere, poiché quando c’è la piena del fiume bisogna soltanto essere fermi e ben piantati, per cui bisogna sapersi reinventare e riorga- nizzare la vita senza mai mollare.
La speranza, virtù di chi sa che la vita è più forte, che gli esseri umani, pur capaci di cose pessime, riescono a realizzare cose meraviglio- se mettendosi insieme di fronte alle difficoltà, come abbiamo fatto tante volte con cose molto peggiori di un virus.
  te politiche e dei rappresentanti, le nazioni, i popoli, insomma che si diffonda in tutti i capil- lari dell’organismo umanità.
Ognuno di noi nel proprio ambito può inne- scare questo processo custodendo la narra- zione positiva, che pur si sta diffondendo, del legame tra libertà e responsabilità, della distin- zione tra semplici aiuti e solidarietà globale, del ribaltamento di prospettiva per cui gli an- ziani e i deboli non sono un peso bensì hanno un peso importante per le nostre comunità. Il mondo ha bisogno di unità, non sono più ac- cettabili le esasperazioni delle divisioni, l’odio per gli stranieri e le minoranze, che non sono il pericolo, perché tutta l’umanità globale ha un solo destino.
 28 UNITà NELLA CARITà
























































































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