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                                 C arissimi,
impossibile scrivere un editoriale
COSA ABBIAMO
di Don Venanzio Gasparoni, Superiore Generale
 COSA ABBIAMO
   ignorando la difficile situazione ap-
pena vissuta, prodotta dal corona- virus. Davanti a questa devastante realtà che ha colpito nel cuore la ricca società di oggi, più di una volta mi sono venute alla mente le parole che San Paolo scrive ai cristiani di Roma: “Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”. Sant’Agostino aggiunge: anche il peccato. Ma una cosa disastrosa come questa, che ha ferito nel cuore popoli interi, cosa può dare di buono, se non la paura, la morte e il pianto? Siamo nella fantasia o siamo dentro un progetto meraviglioso di Dio Padre, che sempre ha cura dei suoi figli al di là del- la loro corrispondenza? Logicamente io sono della ferma convinzione che anche da questa pandemia ne verrà qualcosa di buono. Non è facile prevedere per il futuro, ma già oggi possiamo leggere alcuni frutti positivi in noi stessi e nella società.
Mentre riflettevo su questo mi sono venute alla mente le sapienti riflessioni manzonia- ne attribuite a Renzo nei Promessi Sposi, una volta raggiunta l’età matura. Dopo una vita alquanto avventurosa definiva il succo della sua esperienza così: “Ho imparato a non met- termi ne’ tumulti: ho imparato a non predica- re in piazza: ho imparato a guardare con chi parlo: ho imparato a non alzar troppo il gomi- to. E cent’altre cose”.
E noi cosa abbiamo imparato?
Cosa ci ha detto il Signore in questi mesi di eremitaggio forzato?
Più di qualcuno racconta di aver apprezzato in questo periodo la bellezza di passare tem- pi lunghi con i familiari scoprendo in questo una ricchezza che sorpassa mille altri passa- tempi. Altri hanno esperimentato un diverso rapporto personale con Dio, soprattutto da quando furono chiuse le chiese. Per molti in-
IMPARATO ?
IMPARATO ?
 fatti è stata una autentica novità sperimentare che la vera pietà non si esaurisce nelle celebra- zioni, immersi nell’incenso di una chiesa, e neppure nella Messa stessa. Il rapporto perso- nale con Dio infatti corre sulla linea del cuore, prima ancora che nei riti. A volte infatti non ci si rende conto che si va sì in chiesa, ma tra- scinati dalla volontà di soddisfare un precetto o dall’abitudine, e si corre il pericolo di ave- re il cuore lontano, fuori dalla chiesa stessa. Altri poi hanno gustato la bellezza e trovato arricchente pregare insieme in famiglia o con le persone amiche, magari on line.
Al di là di tutto, questo triste Covid-19 ci ha fatto toccare con mano che il mondo è una grande unica famiglia, dove il bene e il male di alcuni hanno influenza diretta su tutti. In una parola ci ha fatto capire che il creare “isole” tra gli esseri umani non risponde alle esigenze profonde dell’uomo, non rientra nel progetto originale di Dio e fa solo male: siamo stati creati come un’unica grande famiglia, fratelli l’uno dell’altro, avendo per papà lo stesso Dio; e questo fa parte del nostro DNA e non si può ignorare, pena la sofferenza. Riusciremo a far tesoro di questo e di tanti altri insegnamenti o passerà anche questo nei ricordi di famiglia relegati in soffitta ?
Buon cammino.
     EDITORIALE
   

















































































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