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                                   CHIESA
 di don Zeno Daniele
VISIBILITÀ, PRESENZA, FAMILIARITÀ IN TEMPO DI PANDEMIA
In questo tempo difficile Papa Francesco è stato garante di una Chiesa testimoniante con parole e gesti semplici e incisivi, comprensibili a tutti
      Domenica 8 marzo, dopo la Messa ve- spertina, in tutta Italia abbiamo sospeso le celebrazioni con la presenza dei fedeli
e da lunedì 9 sono scattate le più fantasiose forme di sostituzione dell'incontro visibile e fisico tra praticanti e con l'Eucarestia, della preghiera da- vanti all'immagine suggestiva della Madonnina, di supplica sensibile e candeline accese ai piedi dei Santi familiari. Grazie a Dio non è mancata la Parola che ci ha accompagnati e illuminati, di sicuro in misura abbondante, aiutandoci a radi- care in noi la consapevolezza del Battesimo, della nostra natura divinizzata che non ci fa immortali ma partecipi della risurrezione di Cristo.
C'è stata quindi una presenza della Parola nella nostra quotidianità, nelle famiglie, tra gruppi, capace di portarci a scoprire, o ad approfondi- re in noi, la sacramentalità del Libro santo, del Vangelo in particolare, in quanto ci fanno udire, finalmente e con più forza, la voce di Dio tra il suo Popolo, l'insegnamento e l'esempio di Gesù tra i suoi discepoli, davanti alle folle disorientate, nelle situazioni di sofferenza, povertà, piccolez- za, abbandono. Una per tutte la parola e la vici- nanza di Papa Francesco, in una chiesa italiana (per non guardare troppo lontano) un po' balbet-
tante nella non facile ricerca di equi- librio tra profezia e realismo, tra coraggio e prudenza, tra intervento e riserbo nel clamore assordante della politica, dei politici, i quali più che mai devono interpretare la si- tuazione sociale presente e operare delle scelte per l'oggi e per il futuro. Com'è suo solito Papa Francesco non si limita alle quotidiane esortazioni: sommesse e oranti di fronte al miste- ro che ci sovrasta e ai suoi aspetti dolorosissimi e sfidanti, chiarissime invece ed essenziali, quando neces- sario, per riaffermare la natura e la missione dei cristiani nella società e nel mondo, avendo come criterio ir- rinunciabile la dignità di ogni perso- na e creatura, rispetto e sostegno de- gli ultimi. Su questo piano la chiesa,
le comunità, i singoli - per non parlare del mondo della sanità e del volontariato - dimostrano come in altre emergenze il volto e il cuore solidale de- gli italiani, di molti.
Riconosciamo a Francesco, con affetto di figli, lo sforzo di immedesimarsi, anche faticando nella ricerca del parlare nostrano, nella situazione ita- liana e soprattutto nella valenza universalistica di alcuni gesti che valgono forse più di un'enci- clica sul silenzio, sull'umiltà, sulla sobrietà, sulla preghiera affidata e fiduciosa, sulla evangelicità degli interventi di condivisione ad ogni livello. Una presenza quella di Papa Francesco com- prensibile a tutti, senza necessità di decreti e di mediazioni, in linea con il suo magistero basato sulla testimonianza e garante di una chiesa che vive e vivrà se non tradisce la propria natura di fermento, efficace anche se invisibile, della storia e dell'umanità.
Ora torneremo a celebrare nelle chiese delle no- stre comunità ed è sempre Papa Francesco a ri- cordarci l'importanza di farlo: "La familiarità dei cristiani con il Signore è sempre comunitaria. È personale, ma in comunità. Una familiarità sen- za comunità, senza il pane, senza il popolo, sen- za i sacramenti, è pericolosa".
  Per dialogare: zeno@donottorino.org
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