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                                Lo conobbi e lo vidi quando lui era assistente degli orfani e io ero studente nella casa dell'Im- macolata.
Poi, siamo stati molto vicini nel momento del- la partenza per le missioni in America, lui per il Chaco (Argentina) e io per il Guatemala, nel dicembre 1971, mentre preparavamo il nostro baule, riempiendolo, il mio con libri, il suo con utensili di officina.
Ci siamo incontrati di nuovo nelle assemblee dell'Argentina, però dove più ci siamo sentiti vi- cini è stato quando sono arrivato a Don Torcuato nel 1979, destinato al Chaco. Mi ha fatto celebrare in ogni cappella dei quartieri di Don Torcuato e infine nel suo San Gaetano di Bancalari.
Nel 1987 sono stato destinato alla parrocchia di San Marcello e lì gli incontri erano quasi gior- nalieri, a volte di buon umore, a volte non tanto. Sempre pieno di impegni pastorali e di progetti, con la sua bicicletta, percorrendo chilometri per stare con la gente, i poveri, gli straccivendoli. Momento difficile quando è stato destinato alla parrocchia di Luján, rimuovendolo dal suo Ban- calari, dove la gente lo chiamava "Padre Piero", perché davvero lì faceva da parroco e di tutto...
dall'asilo al doposcuola.
Nel 1990 è passato alla parrocchia di San Gae- tano a Sáenz Peña, e infine a quella di Clorinda. In ogni destinazione, quanti terreni ha conse- guito, quante cappelle ha costruito o migliorato, quante persone ha visitato e spinto a impegnarsi con Gesù e con la Chiesa, e di quanti poveri e sofferenti si è occupato.
Qui a Clorinda è venuto volentieri (mi ha detto), perché sapeva che saremmo stati insieme ... e con p. Giuseppe abbiamo continuato ad accom- pagnare la pastorale diaconale, già ben incam- minata dal P. Jorge Luis e gli altri confratelli, che hanno saputo far emergere da ogni persona il meglio che poteva offrire. Sono trascorsi 9 anni di amore, di servizio, di attenzione, coincidendo o discrepando su criteri, velocità, orari e salute, ma sempre rispettando la sana convivenza e la preghiera e gli incontri pastorali della comunità che ci hanno mantenuti uniti.
Questi ultimi mesi con la presenza del p. Gabrie- le e l'assenza del p. Giuseppe, la sua salute si era complicata, ma non lo diceva, minimizzando i sintomi: "Già mi passerà", diceva. E in 15 giorni il “quebracho (albero tipico argentino dal legno
 Messa concelebrata per il funerale del diac. Piero a Clorinda (Argentina)
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