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                                 molto duro) quebró" (si è spezzato) e la quercia si piegò ... non era più "inossidabile".
Aveva già lasciato la bicicletta, ma andava anco- ra in moto, a cui non dava riposo.
Cosa mi lascia il fratello diacono Piero?
Mi ha insegnato molto amore alla gente, pa- zienza con gli ultimi, che non camminano con il mio passo, zelo per le competenze proprie, ma soprattutto la cura della comunità religiosa e pa- storale, la 'diaconia' vissuta pezzo dopo pezzo e ad ampio raggio, orari e ordine nella preghiera e nel lavoro pastorale, impulso a intraprendere sempre nuovi servizi, attento alle circostanze e ai bisogni della zona.
Ci lascia in eredità una quantità di fratelli che già sanno come agire perché sono cresciuti alla sua ombra e hanno imparato da lui. Abbiamo biso- gno di diaconi e preti che tirino la carretta per fare insieme il popolo santo di Dio.
Santo della bicicletta e del sorriso, chiedi a Dio provvidente di continuare a chiamare altri al seguito di Gesù sacerdote servo e che la Vergi- ne della tenerezza ci ammorbidisca il cuore e le mani per il nostro compito.
P. Lucio Rizzi
 Sopra, un giovane diacono Piero, con don Piergiorgio Santagiuliana e P. Roly; sotto, una foto scherzosa
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