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                                 IL GRANDE VUOTO CHE PARLA
 Una immensa piazza vuota, quella di San Pietro, all'imbrunire di un venerdì piovoso del 27 marzo, pri- ma della settimana santa. Al centro il Papa che ascolta la proclamazione cantata da un laico del Vangelo di Gesù che dorme sul- la barca mentre infuria la tempesta, un'o- melia che come una enciclica delinea un orizzonte per il futuro del mondo. E poi ai lati della porta della basilica il quadro di Maria e il Crocifisso. E dentro, Gesù euca- ristico, adorato in silenzio e che benedice Roma e il mondo. Una sensazione enorme di un grande vuoto che parla: il vuoto di Gesù che sulla croce grida il suo abbando- no. Ecco uno stralcio dell'omelia di Papa Francesco.
Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli. «Perché avete paura? Non avete anco- ra fede?». Signore, la tua Parola stasera ci col- pisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mon- do, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tut- to. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assor- bire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente mala- to. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti implo- riamo: “Svegliati Signore!”
(a cura di L.B.)
 4 UNITà NELLA CARITà






























































































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