Vocazione

Come faccio a capire qual è la mia vocazione?

Vivete! Datevi al meglio della vita! Lasciate piuttosto sbocciare i sogni e prendete decisioni.

(Christus vivit, 143)

La domanda “Sono al mio posto?”

Esprime un altro elemento della spiritualità e dell’opera educativa di don Ottorino. Significa immedesimarsi in Dio, farsi uno con la sua volontà nel meraviglioso piano che egli ha sulla storia e su ciascuno.

Fare la volontà di Dio, abbandonandosi totalmente e senza riserve al Padre, è la preoccupazione che lo guida in tutte le scelte, dalle più piccole alle più grandi e decisive per il carisma e la vita della Congregazione. Per don Ottorino Dio è il vero e unico fondatore della Congregazione: a lui bisogna fare riferimento (cfr. DT – 9 agosto 1963).

Si sente condotto dalla mano amorosa di Dio, attraverso circostanze e interventi straordinari, ad essere prete, ad avvicinarsi ai più poveri, a una nuova esperienza di vita pastorale. A questo rimane fedele fino in fondo e in maniera totalitaria: una volta presa coscienza della volontà di Dio, nessuno riesce a distoglierlo.

Nel “mosaico” del Regno di Dio

L’unione con Gesù crocifisso, servo del Signore, e con Maria, solidale con il Figlio ai piedi della croce, che gli insegna a “vivere per Gesù”, gli dà la forza di offrire tutto se stesso per realizzare la missione alla quale il Signore lo ha chiamato, fino al sacrificio, fino a domandarsi, anche nelle circostanze più piccole, cosa fosse gradito al Signore.

Nella costante ricerca della volontà di Dio, per essere sempre al proprio “posto” nel “mosaico” del Regno di Dio, si affida alla preghiera, alla Parola di Dio, specialmente il Vangelo, all’insegnamento della Chiesa, alla direzione spirituale e al consiglio di confratelli e amici.

Nei suoi testamenti invita a ritrovarsi insieme per cercare il modo migliore per vivere la carità e scoprire la volontà di Dio (cfr. DT – 9 agosto 1963 e 8 febbraio 1966).

Fare la volontà di Dio

Per don Ottorino “volontà di Dio” è, prima di tutto, chiamata alla santità personale, e poi dedizione totale a conoscere e a realizzare il progetto del Signore.

La santità sta nel fare la volontà di Dio, nell’essere “al posto dove lui ci vuole”. “Il segreto della santità non sta nelle preghiere o nelle pratiche pie. Sta nel compiere la volontà di Dio con prontezza” (SS105, 2).

Lo si vede, infatti, interamente donato ai giovani dell’Istituto San Gaetano per educarli al lavoro e alla vita cristiana, a formare i suoi religiosi, a realizzare l’ideale missionario, a promuovere il diaconato, a valorizzare i ministeri laicali, alla carità operosa. Sarà il Signore a rivelare gradualmente e in modo unitario, attraverso il cammino di tutta la Famiglia, la valenza carismatica della sua esperienza.

Imitando il “sì” di Maria

Don Ottorino è uomo di ascolto e di azione, ha la coscienza chiara di essere inviato, intuisce che la sua grandezza sta nell’umiltà di sentirsi e di essere servo inutile nelle mani di Dio. Tutto questo cerca di vivere. Il santo, dice, è colui che si tuffa istante per istante nella volontà di Dio.

Perciò invita costantemente i suoi religiosi a donarsi totalitariamente per essere apostoli autentici (sua l’espressione tipica: “preti preti”), propone ai giovani la disponibilità incondizionata (attraverso il gesto della “firma in bianco”) e l’obbedienza totale, imitando il “sì” di Maria, fino al sacrificio totale di se stesso (desiderio del martirio). Sottolinea di continuo il valore della croce e del sacrificio come segno dell’autenticità e condizione della fecondità dell’apostolo, come Gesù che “non si è fermato ai piedi del Calvario” (SS70, 2).

Gesù risorto, con la stola diaconale e ai piedi la brocca della lavanda dei piedi, ha nello sfondo la croce a mosaico con la tesserina fuori posto.
Ai piedi di Lui, in atteggiamento di ascolto contemplativo, Maria occupata nel lavoro.
La grande croce è piantata nel mondo, dove la Famiglia di don Ottorino è chiamata
a svolgere la propria missione.