Mt 21, 1-11 -
Gerusalemme, Gerusalemme

Tra la folla degli esclusi

lì, davanti all’asinello,

cerco anch’io come gettare

le certezze e il mio mantello.

 

Sulla pietra più appuntita

per proteggere il tuo passo,

sul gradino più nascosto:

che mi veda che sono in basso.

 

Ma fra i rami e gli osanna,

potature della palma,

corro inquieto ed affannato

mentre in te regna la calma.

 

Non c’è posto per il mio gesto,

tu sei vite, sovrano umile:

“Non sfoggiare la tua cura

– com’è duro – sii servo inutile!”.

 

E salendo sconcertato

verso il tralcio che non ti vuole,

piango in me lo stesso dramma:

Gerusalemme è nel mio cuore.

 

Città santa benedetta,

vigna che rifiuti il figlio,

lui non è solo l’erede:

uccidi il re con il tuo orgoglio.

 

Oh, cadranno le tue mura,

si apriranno le tue porte:

che la Chiesa accolga il dono,

Lui ha vinto anche la morte.

 

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

Mt 26,14-27,66 – L’intimità della Passione

“Farò la Pasqua da te, con i miei discepoli” (26,18). Inizia una Settimana Santa speciale. Siamo tutti reclusi in casa, raccolti in famiglia. Sembra proprio che quest’anno Gesù voglia venire a fare Pasqua con i suoi discepoli dentro casa nostra! È un’occasione davvero unica, che ci riporta alle origini di questa festa, sorta nella dura notte della fuga dall’Egitto, quando il popolo celebra la liberazione consumando un agnello nel circolo ristretto della famiglia. Così è stato per la Chiesa dei primi secoli: il gusto di una celebrazione domestica, che richiamava proprio la notte del dolore e la luce sfolgorante della risurrezione, che Gesù anticipa nella sera dell’ultima cena.

“Farò la Pasqua da te”, nell’intimità della tua casa. Siamo noi quel “tale” interpellato dai discepoli, affinché mettesse a disposizione la sua sala perché Gesù “possa mangiare la Pasqua” (26,17). E di segni di intimità è intessuto il racconto di Matteo, che narra le drammatiche vicende delle ultime ore del Maestro fra noi.

Vi è poi l’intimità del Getsemani, dell’agonia e dell’angoscia. Lì dove Gesù affronta la decisione ultima di andare fino in fondo nel dono di sé, quando la tristezza scende nel suo cuore e irrigidisce le membra, accanto a lui ci sono i tre discepoli più intimi. La sofferenza necessita di sostegno e consolazione da parte di amici e confidenti. Portare il peso l’uno dell’altro è gesto di grande intimità, e anche Gesù ne ha bisogno. Egli lo ha fatto per tutti, e si prepara a farlo fino in fondo, portando la croce sul Calvario per espiare il peccato e il dolore del mondo. I suoi amici, però, non sanno fare altrettanto, si addormentano, lo rinnegano: l’intimità a volte è dura, troppo dura, e potremmo desiderare di evaderla, di sfuggirla. A volte è la storia che ne traccia i confini: tante vittime di questi giorni di prova muoiono senza la consolazione dei loro cari; ma è anche vero che tanti innocenti dell’umanità, da sempre, lasciano questa vita senza il rispetto e la cura che merita ogni figlio di Dio. Gesù ci invita a condividere la sua intimità dolorosa perché non dimentichiamo mai i suoi fratelli e amici – i poveri – che non hanno accanto nessuno a consolarli.

Vi è anche l’intimità coniugale che si affaccia nella vicenda del processo di Gesù. Matteo racconta della moglie di Pilato, che mette in guardia il marito perché “quel giusto” (27,19) l’ha molto turbata in sogno, nell’intimità del sonno. Una donna intuisce e suggerisce uno sguardo più profondo, la necessità di un altro registro per guardare al mistero. Come ci sentiamo toccare da questo spiraglio di dolcezza e premura femminile, da questo dialogo di sposi nel quale la forza dell’amore tenta di scardinare le vili consuetudini della violenza! È un appello a ritrovare il senso della nostra convivenza familiare, nel reciproco ascolto, nell’attenzione agli altri, nella custodia dei valori più autentici che spesso riaffiorano quando nel talamo nuziale ci si spoglia delle proprie maschere. Gesù chiede permesso di essere Signore anche della nostra relazione più intima, quella sponsale.

E in tanta vigorosa intimità, ci sentiamo attratti ma anche chiamati a una irrinunciabile responsabilità. Poiché la confidenza dei rapporti familiari e amicali è un appello a farsi carico dell’altro, senza scampo. Forse per questo ci fa meno paura una esistenza frenetica e un tempo oberato di corse e di impegni, che rimpiangiamo mentre poi, nel viverlo, lo rifiutiamo e ci lamentiamo. Il tempo rallentato dell’intimità ci disarma, ci svela l’uno all’altro, ci smonta ogni scusa: non possiamo evadere alla verità di noi stessi. E così dobbiamo scegliere.

Forse quel “tale”, come pure il Cireneo (27,32), non ebbero molte opportunità di scelta: si trovarono dentro la vicenda di Gesù quasi per caso. Ma Pietro, Giacomo e Giovanni, Giuda e gli altri discepoli, Pilato…: loro no, loro furono posti davanti a una scelta responsabile: ‘voglio davvero stare con Gesù?’. Più cresce l’intimità con lui e si affaccia a noi l’esperienza del suo amore, più siamo chiamati a una risposta. E questa risposta, purtroppo, può essere di fuga, di rifiuto, addirittura di aggressione e di rabbia. Gesù lo sa bene, perché conosce il cuore dell’uomo. Eppure corre il rischio, desideroso com’è di scendere fin nel più intimo di ciascuno di noi. Lì dove abitano le nostre paure e siamo più vulnerabili, si affaccia il volto del Signore, che sarà sfigurato anche dal nostro orgoglio e dalle nostre codardie. Eppure, non ci lascerà soli.

Perché l’intimità che in Gesù si rivela e che trasfigura ogni altra esperienza di confidenza è quella con il Padre. È il rapporto con Lui che non si affievolisce, che rende lo spazio del dolore un assoluto dono di amore. Nell’angoscia dell’Orto come dentro il grido della croce, in Gesù mai scompare la relazione vitale con Colui che lo ha mandato. L’intimità salvifica del Figlio con il Padre, per fare solo la Sua volontà, svela il cuore del mistero e ci spinge a scegliere, con fiduciosa responsabilità, di diventare anche noi intimi a Lui. Anche in famiglia può accadere la Pasqua, nella misura in cui tutti assieme ci riscopriamo figli amati al cospetto del Padre, che facendosi prossimo al Figlio Gesù anche nell’ora estrema della morte, trasforma in vita grazie all’amore ciò che ai nostri occhi può sembrare solo disperazione.

 

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano