Impegno di Vita

GESÙ È RISURREZIONE E VITA
«Io sono la risurrezione e la vita» - Giovanni 11, 25

La Parola che ci viene consegnata in questo mese per l’Impegno di Vita si trova nel racconto della risurrezione di Lazzaro a Betania. Si tratta di uno dei pochi segni che Gesù compie, secondo il quarto vangelo, per rivelare al mondo chi Egli è. Gesù mostra la sua potenza divina riportando alla vita Lazzaro e, dialogando con Marta, definisce se stesso come “la risurrezione e la vita”, invitandola a fidarsi di Lui. Lo stesso invito è rivolto a noi, che ci troviamo così di fronte all’anticipazione dell’evento più sconvolgente mai avvenuto nella storia dell’umanità: la risurrezione dai morti di Gesù stesso!
La risurrezione di Gesù, infatti, non è comprensibile soltanto con l’intelligenza, come ci mostra l’esperienza di Marta, che sembra capire le parole di Gesù, ma in verità fatica a penetrarne la densità. Bisogna fare esperienza di Gesù Risorto per poter intuire la meraviglia del dono della risurrezione.
Incontrare Gesù risorto significa prima di tutto accettare che nell’esistenza di ciascuno ci sono alcune esperienze inevitabili, che ci fanno soffrire e ci spaventano. Si tratta della malattia, del dolore, ma soprattutto della morte. Tuttavia, in Gesù possiamo conoscere un Dio che si fa carico di essa, condividendo fino alla fine la nostra debolezza e sperimentando come noi la morte. Si arriva così a ricevere la buona notizia della risurrezione, nella quale ci viene donata la potenza di Dio Padre che riporta alla vita il Figlio, vincendo la forza del male. Tale vittoria sulla morte, in Gesù è definitiva: Egli infatti è Dio fatto uomo, per cui il suo ritorno alla vita non è come quello di Lazzaro, che dovrà tornare a morire, ma è una vita nuova, un vivere immortale dello Spirito nel corpo glorioso di Gesù.
La risurrezione di Gesù è la risposta definitiva di Dio alla nostra miseria e al nostro desiderio intimo di vivere per sempre, che sentiamo soprattutto quando ci capita di amare qualcuno, per il quale proviamo sentimenti così forti da sperare che durino per l’eternità. In Gesù risorto, ogni uomo, può assaporare fin d’ora il gusto di una vita interiore che oltrepassa i limiti dell’umano e ci preannuncia il nostro destino definitivo: la vita eterna nel cuore della Trinità beata, in una esperienza di intima comunione che ci renderà luminosi e gloriosi come lo è il Figlio amato.
Come vivere, allora, la Parola dell’Impegno di vita di questo mese?
Nei cinque minuti della sera, ricordiamo i momenti e gli eventi della giornata in cui possiamo riconoscere una traccia della risurrezione e della vita che viene da Gesù, quando un fatto triste o doloroso si è trasformato in una occasione di gratitudine o di crescita.

Don Ottorino
La parola di Gesù porta vita

C’è un morto, Lazzaro, nel sepolcro. Gesù dice: “Aprite il sepolcro”. Allora aprono e Gesù grida: “Lazzaro, vieni fuori”. Chi ha visto il sepolcro di Lazzaro capisce che Gesù doveva dire: “Vieni fuori”, perché c’era un buco e si spingeva il cadavere dentro. La parola di Cristo è una potenza. Perché la parola “alzati” in bocca a un pappagallo non produce niente, mentre in bocca a Cristo fa saltare per aria anche un morto? Gesù dice “alzati” a un bambino morto e questi risorge; parla a uno storpio e questi si alza; ordina a un morto, Lazzaro, e questi salta fuori dal sepolcro. Perché? Perché la parola di Gesù porta vita. La parola di Gesù è forza viva, mentre la parola del pappagallo fa compassione, è pronunciata anzi con fatica. Allora state attenti: non è la tua parola, ma è la parola insieme con qualcosa d’altro che porta il bene; è la parola con qualche cosa che viene insieme con la parola stessa che porta la vita. Portiamo un altro esempio ancora. C’è un altro morto, uno che è in peccato mortale: uno storpio, un povero storpio. Che cosa dice Gesù? “Ti sono rimessi i tuoi peccati”. Che cosa ha fatto Gesù quando ha detto così? Ha fatto il miracolo, ha risuscitato un’anima. Lui, guardando dentro, ha visto che c’era un’anima morta e ha risuscitato l’anima. (Med. 14 novembre 1965)

Alcune risonanze personali sull'Impegno di Vita

Se vuoi condividere la tua comunicazione di vita, puoi scrivere una email a
indialogo @ piasocietasangaetano.it autorizzando esplicitamente la pubblicazione

Aprile

GESÙ È RISURREZIONE E VITA – «Io sono la risurrezione e la vita»  (Giovanni 11, 25)

Marzo

Gesù fa la volontà del Padre – «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato» (Giovanni 4, 34)

Febbraio

Per allinearci a quanto indicato dalle diocesi e nel rispetto delle disposizioni ricevute dalle autorità competenti circa il pericolo di contagio del COVID-19, all’inizio di marzo sono state sospese tutte le attività parrocchiali. Noi Amici di don Ottorino abbiamo sentito il desiderio di condividere in qualche modo l’impegno di vita di febbraio. Allora ci è venuto spontaneo utilizzare la chat di Whatsapp per esprimere nel gruppo degli amici, seppur con poche righe, come avevamo vissuto l’impegno di vita del mese precedente: GESÙ È IL PANE DI VITA – «Io sono il pane della vita, chi viene a me non avrà più fame» – Giovanni 6, 35

2020 - Un anno di Impegno di Vita

Ricarica la pagina se non compaiono i mesi precedenti dell'Impegno di Vita

Ciò che don Ottorino ha detto sull'Impegno di Vita

L’ “Impegno di vita” – scriveva agli Amici – è un mezzo prezioso che il Signore ci ha suggerito per tenere quotidianamente sotto fuoco il dovere di vivere il comando della carità fraterna. Gesù stesso ha riassunto tutta la Legge nel precetto dell ‘amore di Dio e del prossimo, e per questo la caratteristica dei nostri Religiosi vuole essere uno sforzo di donazione totale a Dio che si rifletta necessariamente in un amore concreto e universale verso i fratelli.
Oggi il mondo attende una testimonianza vissuta della carità cristiana: “Da questo conosceranno che siete miei discepoli: se vi amerete gli uni gli altri”… A tale scopo ogni mese, scelta dalla Sacra Scrittura, proponiamo all ’attenzione di ogni Religioso una frase che parli della carità. Giorno per giorno, nelle relazioni fra noi e con quanti abbiamo occasione di trattare, ci sforziamo di attuare quello che il Signore con essa ci suggerisce. Ogni settimana poi ci ritroviamo a piccoli gruppi per un confionto fraterno, per uno scambio di esperienze, per un incoraggiamento a continuare con rinnovato impegno. Volete provare questa utile esperienza. Eccovi l’impegno di vita per aprile e maggio: “Rallegratevi con chi gioisce; piangete con chi piange ” (Rom. 12,15); “Siate riconoscenti” (Col. 3,15).

E ai religiosi diceva: Per avere “impegno di vita” bisogna che ci sia l’impegno dei singoli. L ’impegno dei singoli ci sarà se noi quest’anno ci sforzeremo di dire: “Tutti dobbiamo arrivare a quel dato punto: dobbiamo partire e vivere anzitutto l’unione con il Cristo per arrivare alla carità, e vivere contemporaneamente la carità Perciò mettiamo il corpo Mistico come punto di arrivo e ognuno deve arrivarci. Se ci mettiamo tutti a correre e guardiamo: uno corre di più… e allora ognuno dice la sua esperienza…
Vorrei che ognuno di voi arrivasse ad essere impegnato seriamente ad imitare Gesù e ad essere un piccolo Gesù, in modo da presentarsi nella comunità come un altro Gesù, affinché il fratello veda in lui Gesù, non solo per un atto di fede, ma perché vede che gli è anche un po ‘simile… Nell ’impegno di vita che facciamo settimanalmente, ognuno, con semplicità, dovrebbe dire: Ragazzi, io non assomiglia a Gesù, e lo so anch’io, perché ho un orecchio storto, ho il naso troppo lungo, ma vi assicuro che mi sono sforzato di assomigliargli Vi sembra, sì o no, che assomigli a Gesù’. Dobbiamo arrivare a questa semplicità. Ma questo avverrà quando ognuno sa che anche il fratello è impegnato nella stessa cosa; per questo ci vuole una meta, alta e precisa, alla quale dobbiamo arrivare.

E un giorno ai novizi diceva: Sono entrato in noviziato il 1 7 luglio e ho chiesto: Come mai non è ancora cambiata la frase (dell’impegno di vita nel quadretto)? Poi ho cominciato a domandare a più di uno: Qual è l’impegno di vita di questo mese? Nessuno lo ricordava. Allora ho chiesto: E’ o non è un impegno? Vi dico che dopo aver fatto un po’ il cattivo, ora confesso che neppure io so quale sia l’impegno di vita di questo mese, tanto perché crediate che io sia santo e voi no. Allora ammettiamo che se lo chiamiamo impegno di vita e poi non ce lo ricordiamo, siamo superficiali.

Don Ottorino considerava così importante l’impegno di vita da ricordarlo nel testamento del 1966: …Soprattutto conservate il timbro della carità, che deve essere tenuto vivo dall’impegno di vita e da un ideale animatore che deve rendere la Congregazione perennemente missionaria…

Ciò che si è detto sull’Impegno di vita nella Congregazione e come si è sviluppato.

Nella Regola di Vita è scritto così sull’impegno di vita: L ‘impegno di vita è una esperienza spirituale e comunitaria particolarmente importante per noi. Dedichiamo ad esso almeno una mezza giornata alla settimana. E’ un modo per ricercare l ’unità di tutti gli aspetti della nostra vita attorno alla parola di Dio, con la lode comunitaria, con la comunicazione degli animi e con la verifica, fatta tra confratelli, del nostro conformarci alla volontà di Dio.

Nel documento sulla nostra pastorale diaconale del VI Capitolo si propone che l’impegno di vita sia qualificato, come strumento e spazio di comunicazione delle testimonianze di vita evangelica contemplate nella propria attività pastorale, e soprattutto a contatto con i poveri e le problematiche generate nel mondo del lavoro; condivisione dell’ascolto e attuazione della Parola di Dio nel quotidiano,‘ comunicazione del modo con cui nel servizio pastorale si è trasmessa e testimoniata la spiritualità di Gesù sacerdote servo,‘ condivisione e arricchimento, facendo partecipi periodicamente Amici e Collaboratori e Sorelle nella diaconia.

Le comunità religiose sparse per il mondo hanno cercato di essere fedeli alla realizzazione settimanale dell’impegno di vita. La Parola di Dio proposta è unica per tutte ed è stata quasi sempre accompagnata da un commento che suggerisce degli spunti per l’interpretazione e la messa in pratica di quella Parola. Dal 1991 in poi il commento è costituito da un testo di don Ottorino e questa modalità continua a caratterizzare l’attuale proposta dell’impegno di vita sia per i religiosi che per gli Amici.

Come definire l’impegno di Vita?

Come potremmo definire, allora, l’impegno di Vita, tenendo conto di come è nato, di come don Ottorino l’ha pensato e di come si è sviluppato nella nostra Congregazione? Potremmo lasciarci guidare dalle due parole che lo compongono: “Impegno”e “Vita”, cominciando per la seconda e considerandole nella loro relazione con la Parola.

Vita . . . e Parola

La novità dell’impegno di vita è la stretta relazione tra la Parola e la Vita. Tale relazione si sentiva negli anni sessanta come una esigenza profonda per il rinnovamento della Chiesa e quando se ne è fatta l’esperienza in vari ambiti ecclesiali, ciò ha prodotto un impatto molto forte sul modo di concepire la Parola di Dio nella Chiesa. La Parola di Dio in questo caso non si prendeva in considerazione per studiarla, rifletterla, approfondirla, celebrarla, ma per metterla in pratica nella propria vita.

Ciò appartiene intimamente al carisma dato da Dio a don Ottorino che era tutto proiettato per sé e per gli altri a collegare la “vita quotidiana con il fine ultimo”, “fede e vita”. E la Parola di Dio ha un suo centro, un punto focale dove tutte le parole convergono: Gesù che ama il Padre e l’umanità donando la sua vita. La vita nostra e del mondo è rinnovata solo dall’amore di Gesù e di quanti come Lui vivono dello stesso amore, incarnandolo nella loro vita.
L’unità nella carità — come ha definito don Ottorino il punto focale del Vangelo -, che è “parola e vita” in Gesù, si fa “parola e vita” in ciascuno di noi, quando la poniamo in pratica.

L’insistenza sulla Vita, rinnovata dall’unità nella carità, impregna tutto ciò che don Ottorino dice dell’impegno di vita. Si tratta, dunque, di fare un capovolgimento di prospettiva nei confronti della Parola di Dio, cioè – come si è detto sopra – passare dal prenderla in considerazione per studiarla, rifletterla, approfondirla, celebrarla, a prenderla in considerazione per metterla in pratica e trasformarla in vita. In realtà la Parola di Dio si comprende e si approfondisce solo mettendola in pratica. E’ un processo preciso e caratteristico dell’esperienza spirituale. Si memorizza la parola dell’Impegno di vita e la si ricorda quante più volte possibile durante la giornata, chiamandola in causa in tutte le situazioni che si stanno vivendo. Quando si ricorda la parola, affinché essa illumini la situazione che si sta vivendo, si dà una particolare presenza dello Spirito Santo che dona la grazia e la forza di vivere quella situazione alla presenza di Gesù, sentendosi amato dal Padre e con una disponibilità a vivere il comandamento dell’amore.

Vivere la parola dell’impegno di Vita è come una grande avventura che mantiene sempre nell’essenziale della vita cristiana, che è l’unione con Dio e con i fratelli (unità nella carità).

Impegno . . . e Parola

L’impegno, in primo luogo, è di mettere in pratica la parola. Dunque, è un impegno a vivere. Questa dimensione è talmente fondamentale che senza di
essa si potrebbe dire che non esiste l’impegno di vita. E’ un impegno che ci accompagna durante tutto il mese, settimana per settimana, giomo per giorno, momento per momento. E’ come la materia prima dell’impegno di vita, la sua sostanza. Don Ottorino lo dice chiaramente nei testi che abbiamo citato. E’ un impegno che rende possibile la relazione tra la Parola e la Vita.

Ma l’impegno è anche a comunicare l’esperienza di mettere in pratica la Parola. Quando si mette in pratica la Parola nelle svariate situazioni della vita, abbondano gli avvenimenti di grazia, che appartengono al nostro cammino di crescita nella fede al seguito di Gesù. Anche l’esperienza del fallimento nel mettere in pratica la Parola può essere avvenimento di grazia, se la viviamo come esperienza della misericordia e del perdono di Dio. Ma tutte queste esperienze per la loro stessa natura di avvenimenti di grazia hanno bisogno di essere messi nella circolazione della vita del Corpo mistico. Se rimangono chiuse e non messe in comunione, muoiono senza dare frutto. Don Ottorino anche su questo punto è molto chiaro e concreto. La comunicazione è l’unità nella carità messa in atto nel reciproco scambio del dono della vita. Ognuno lo farà nel modo che gli è più congeniale, a volte bastano poche parole, ma poche o molte devono essere comunicazione del vissuto e non riflessioni teoriche sulla Parola.

Conclusione

La riflessione sull’Impegno di Vita potrebbe proseguire in tantissime altre direzioni, prima fra tutte quella di considerarlo in rapporto alla diaconia nel contesto della spiritualità di Gesù sacerdote servo, così come ci invita a fare il documento sulla nostra pastorale diaconale. Ma sarà arricchita particolarmente dall’esperienza del vivere l’Impegno di Vita da parte di tutta la Famiglia di don Ottorino.

Don Luciano Bertelli