Il tema di fondo di questo numero della nostra rivista è dedicato al vissuto di questo tempo di pandemia. Vogliamo mettere insieme alcune riflessioni che scaturiscono dal cuore del nostro carisma, ma anche varie esperienze che ci sono pervenute dalle comunità e dai gruppi, che ci trasmettono l’intensità di vita con cui insieme come Famiglia di don Ottorino abbiamo cercato di vivere il tempo presente con lo sguardo e il cuore di Dio.

Volontà di Dio e senso del sacro

Alla vigilia dell’apertura della fase 2, ci siamo sentiti con un amico, e abbiamo goduto di una lunga chiacchierata. A un certo punto, egli mi ha posto una domanda cruciale, nata di fronte al dibattito (purtroppo aspro) circa l’apertura o meno alla celebrazione delle sante messe per il popolo di Dio: ‘ma che cos’è sacro, per noi cristiani?’.

Mi sembra un’ottima traduzione della domanda tanto cara a don Ottorino: ‘ma cosa vuole Dio da noi, adesso? Cosa ci sta dicendo con quello che sta accadendo?’. Il sacro è ciò che è gradito a Dio, ciò che gli appartiene, ciò che Egli si è messo da parte per sé. È tutto ciò che gli dà gloria, che è secondo il suo cuore. Nel passato le religioni si sono strutturate attorno all’idea che nel mondo ci siano cose, luoghi, tempi, oggetti, persino persone che sono sacri, appunto ‘graditi’ a Dio, in qualche modo ‘più vicini’ a Lui, e altri meno, o addirittura per niente. Da lì le separazioni nette, e le divisioni che scivolano in aperte contrapposizioni, che emergono per esempio nella distinzione tra appartenenti al popolo eletto e pagani, tra puri e impuri. La distinzione tra sacro e profano è una questione cultuale, solo successivamente diventa un problema etico, per cui i pii e gli empi si distinguono a seconda del loro comportarsi secondo le leggi morali che vengono da Dio. Alla base di ciò, la visione di un Dio che separa, distingue, seleziona; e di un uomo che è fatto in qualche modo a compartimenti stagni, per cui ci sono delle realtà di sé che sono conformi al volere di Dio e altre invece che ci allontanano da Lui, addirittura ci pongono in antagonismo.

Ebbene, Gesù ha scardinato questa prospettiva. La novità sconvolgente di Gesù sta nel dichiarare ‘monde’ tutte le creature, nel rompere i confini di separazione, nello squarciare il velo del tempio per non catalogare più le realtà in sacre e profane. Tutta la creazione è sacra, cioè appartiene a Dio ed è fondamentalmente buona. E nella creazione, la ‘più buona’ delle creature, l’uomo e la donna, è cara a Dio, con tutta la sua vita. Dunque la risposta che viene dal vangelo alla domanda del mio amico è che per Dio tutta la vita è sacra, soprattutto tutta la vita dell’essere umano. Dunque, anche per noi cristiani, la vita è sacra, tutta la vita, la vita di ogni persona nella sua interezza, fisica, psichica e spirituale.

Per discernere, partiamo dall’unità

Siamo qui a un punto di partenza radicale. Di fatto, nel chiederci cosa Dio ci stia dicendo in questo tempo di pandemia, dobbiamo avere il coraggio di partire dall’origine. Si tratta di esercitare rigorosamente l’arte del discernimento, che presuppone esplicitamente di allenarsi ad assumere davvero ‘lo sguardo e il cuore di Dio’, e di non limitarsi a cedere a sollecitazioni puramente emotive. La visione della fede attinge anche a una ragionevolezza primordiale, che implica il rinnovare la consapevolezza della rivelazione. Ci è stato rivelato che la vita di ogni persona è sacra, e che il culto gradito a Dio è proprio l’offerta di questa vita, nel dinamismo delle vicissitudini quotidiane (cfr. Rm 12,1-2).

Più in profondità ancora, riscopriamo la meraviglia dell’identità di Dio, che è Uno, e di questa unità ci fa partecipi e ci vuole protagonisti. Il Padre e il Figlio sono Uno, nella diversità delle persone, con lo Spirito Santo a noi donato, che è l’energia d’amore che ci coinvolge e immerge nell’intimità trinitaria per godere della vita di Dio. Questo processo è costantemente in atto. L’amore di Dio si concretizza nella dinamica dell’unità. In loro e tra loro, le Persone della Trinità vivono un vortice di reciproco dono e accoglienza, e non hanno mai smesso di farlo: si amano e sono se stesse amandosi. Dio è amore, per questo è Uno. A noi, come discepoli, è offerta e consegnata la grazia e la responsabilità di entrare dentro questo inarrestabile fiume di amore: “se sarete uno vi riconosceranno come miei discepoli”, dice Gesù.

Eccoci quindi a fissare un paio di punti di riferimento essenziali: la vita intera di ogni persona è sacra agli occhi di Dio; e Dio è Uno, per cui l’unità è la manifestazione e la verifica dell’amore che viene da Dio.

Siamo al livello dei presupposti di fede con cui vogliamo fare la fatica di provare a interpretare anche la crisi che stiamo vivendo. Con una consapevolezza: le crisi hanno la caratteristica (virtuosa!) di porre in evidenza ciò che normalmente rischia di passare in secondo piano; diventano così l’opportunità per ricentrarsi sull’essenziale, che però non è diverso da ciò che dovrebbe orientare le scelte e i comportamenti di ogni tempo in cui viviamo. La crisi ci sta aiutando a rimettere in ordine la gerarchia dei valori che diamo alle cose.