I “segni dei tempi” sono eventi storici attraverso i quali, illuminati dallo Spirito Santo che abita in ciascuno di noi, il Cristo risuscitato ci vuole parlare, ci chiede di riflettere in vista di una conversione, di un ritorno all’essenziale, quello che rimane per sempre.

Giulio Albanese, missionario comboniano, ci ricorda come questa consapevolezza dei “segni dei tempi” sia stata insegnata e proposta dai nostri pastori: Giovanni XXIII, Paolo VI, tutti i vescovi del mondo riuniti nel Concilio Vaticano II, e oggi papa Francesco. Egli tornando a parlare dei “segni dei tempi”, una categoria interpretativa in questi ultimi anni un po’ dimenticata, dice nella sua esortazione apostolica “La gioia del Vangelo”: “Non è compito del Papa offrire un’analisi dettagliata e completa sulla realtà contemporanea, ma esorto tutte le comunità ad avere una sempre vigile capacità di studiare i segni dei tempi”. (EG 51)

Lasciamoci dunque provocare dai segni dei tempi. Ma quali segni dei tempi? Ce ne sono tanti. Noi vorremmo lasciarci interrogare dal segno dei tempi di questa pandemia che ha fermato il sistema frenetico della nostra umanità, sistema economico, finanziario, fatto di “crescita economica” sfruttando senza rispetto la nostra madre Terra.  Potremmo condividere tra noi, nel nostra comunità, nel gruppo a cui apparteniamo ciò che ci sentiamo ispirati di dire, illuminati dallo Spirito Santo che abita in noi, riguardo a questo segno dei tempi della pandemia da coronavirus, che sta segnando sia la nostra vita personale e interpersonale, sia i nostri progetti, ma anche la vita di tutta l’umanità, di cui siamo parte integrante e responsabile.

Diacono Vito Calella