Le cose di lassù

Gv 20, 1-9 – Solennità della Ss. Pasqua di Resurrezione

Siamo stati creati per pensare e cercare “le cose di lassù” (Col 3,2).

Siamo fatti di terra, ma non ci bastano le cose della terra. Siamo di più, non ci accontentiamo. Anche se le cose della terra ci creano ansia, intolleranza, paura.

Siamo fatti per “le cose di lassù”, ma abbiamo timore di perdere “le cose della terra”, fra le quali ci rifugiamo, probabilmente troppo spaventati dalle vertigini delle altezze.

E allora la morte è vissuta (sì, vissuta…) come una tragica sorte, per chi non ha il coraggio dell’Origine, di alzare gli occhi e la mente alle Altezze. Ci prende lo sconforto, come a Maria Maddalena, prima andando verso la tomba a cercare un amico defunto e poi piangendo sul sepolcro vuoto. Lo sconforto dell’assenza (meglio un corpo di terra cadavere, che il rischio del nulla), la nostalgia del passato, l’inquietudine del domani.

Tutto questo vive chi rimane ancorato alle “cose della terra”.

“Le cose di lassù” sono invece una sorpresa che cambia la vita.

Si parte di corsa, come Giovanni, assieme a Simone… “Le cose di lassù” rinvigoriscono le gambe fiacche e le ginocchia indurite. Si corre: impariamo dal discepolo che Gesù amava. Egli mostra come si fa a pensare e cercare “le cose di lassù””

Prima di tutto, ci si china. La porta del sepolcro è bassa, per guardare dentro bisogna piegare le ginocchia. Anche per guardare verso l’alto: è necessario abbassare la testa, con umiltà. È l’arte imparata dal Maestro, che sempre ha vissuto su questa terra con il cuore rivolto lassù.  Ci si piega per servire, per lavare i piedi: Giovanni deve averlo ricordato proprio lì, chinato davanti alla tomba vuota.

Il passato, così, non è più nostalgia, ma memoriale ed esempio.

Poi c’è da entrare. E si entra con la Chiesa. Non si conoscono “le cose di lassù” rimanendo sulla soglia. Non si comprende la fede, e nemmeno la si riceve in dono, con ragionamenti da spettatori o – peggio ancora – con giustificazioni da scettici. C’è da entrare, rischiare, e non da soli. Giovanni aspetta Pietro: è più vecchio, è il responsabile del gruppo, è anche il più lento. Ma è la Chiesa, comunità che custodisce la chiave per poter comprendere.

Il presente, allora, non è solitudine e vuoto, ma comunione.

Infine bisogna vedere. Cogliere i dettagli concreti della vita e della morte, che ne è un passaggio. I teli posati là e il sudario piegato sono particolari di cura di Colui che sembra assente, ma c’è. Come quando la mamma è uscita lasciando preparati gli abiti e la colazione per tutti. Vuol dire che tornerà!

Il futuro, dunque, non è disperazione, ma speranza certa.

Perché lo sguardo dell’Altissimo, contagiato ai suoi, incarna “le cose di lassù” nella vita di ogni giorno. L’uomo e la donna di fede hanno la capacità di rendere preziosi i piccoli gesti ordinari, sempre. “Le cose di lassù”, infatti, danno senso a quelle di quaggiù, riempiendole di amore. Il servizio, la comunione, la cura fanno parte dell’arte del vivere bene. E del vivere che dura in eterno.

“Le cose di lassù” sono scese per sempre sulla terra, perché in realtà sono una cosa sola: il Figlio Risorto, che porta in sé la presenza dello Spirito del Padre.

Gesù, lo Sposo che ci aveva lasciato, è ritornato. La Chiesa, sposa smarrita, rimasta vedova dell’Amato, ora gioisce, con Maria: Egli è qui, e non ci lascerà mai più!

Padre Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano