Religiosi diaconi

"Abbiamo bisogno di adulti così, di una Chiesa così… e come giovane potrei anche pensare che il diaconato sia fatto anche per me…"

Come don Ottorino sognava e delineava il diaconato nella
Pia Società San Gaetano

I religiosi dei primi tempi testimoniano che don Ottorino sognò il diaconato fin dall’inizio dell’Opera, quale ministero associato al presbiterato. L’immagine di questo ministero si è delineata in lui progressivamente, man mano che la Congregazione cresceva nella spiritualità e nella finalità pastorale missionaria.
Egli parlava spesso e con molto entusiasmo del ministero del diaconato, al quale avrebbero dovuto accedere i suoi religiosi non preti, e lo dichiarava una grazia speciale di Dio per la Congregazione e per la Chiesa. Lo riteneva, infatti, costitutivo dell’identità della Famiglia religiosa, in quanto componente essenziale, sul piano apostolico insieme col presbiterato, della risposta che la Congregazione era chiamata ad essere “ad una necessità spirituale degli uomini d’oggi”. Egli ricordava spesso quando aveva avuto l’ispirazione del profilo nuovo e indispensabile di due figure di ministri nella Chiesa, quella del prete e quella del diacono uniti nella stessa missione.

La visione di don Ottorino nasceva dalla percezione di quale sarebbe stato l’apostolato, il servizio pastorale del diacono nel mondo moderno: egli doveva entrare nei diversi ambienti della vita degli uomini, favorito anche dal “non portare un abito ecclesiastico” (oggi si direbbe “senza un segno pregiudiziale di tipo religioso”), doveva “sfondare” ogni barriera sociale, vivere vicino alla gente. Il diacono doveva essere un ministro di Dio e un servitore del suo popolo che avrebbe agito “fuori del tempio”, cioè dentro la realtà sociale come agente di prima evangelizzazione, di incontro con l’uomo moderno e le sue istituzioni, di missionario.

Il diacono doveva diventare così l’animatore e il formatore dei laici per la “cristianizzazione” dei loro ambienti di vita e perciò doveva possedere una formazione culturale e professionale propria, essere un infiammato di amore cristiano per tutti loro e di uno speciale spirito di servizio per gli ultimi. Delineava perciò il diacono come avente una peculiare attitudine alla laboriosità, al senso di responsabilità, alle capacità pratiche per dare risposte concrete alle necessità e sensibilità umane, così da saper avvicinare le anime in qualsiasi contesto. Il diacono doveva avere una spiritualità incarnata, dotata di umiltà quanto di spirito di iniziativa.

Mai don Ottorino pensò al diaconato come un ministero isolato e a sé stante. Il binomio prete-diacono era per lui un soggetto unitario e originale dell’apostolato della Pia Società San Gaetano

Preti e diaconi, costituenti una comunità pastorale missionaria, secondo la sua visione carismatica potevano lavorare soltanto insieme, come nella raffigurazione esemplificativa che fece dipingere in un quadro rappresentante “due pescatori” che collaborano nella pesca con funzioni diverse.

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