EDITORIALE

IO SONO RESPONSABILE

Carissimi,

non c’è genitore che non veda con soddisfazione che i figli sono cresciuti, fanno scelte di responsabilità, raggiungono insomma una personale autonomia di vita senza dover dipendere da lui. È questo il pensiero che mi ritorna alla mente quando ripenso alla bella esperienza vissuta con gli Amici dell’Italia nella loro quarta assemblea generale.

La prima cosa che mi ha entusiasmato è stata proprio quella di vederli programmare nei minimi particolari i quattro giorni di incontro, senza la balia di un prete o diacono. Un’assemblea ricca, festosa, matura, entusiasta che ha segnato nel profondo chi vi ha partecipato e che ha fatto fare un salto avanti ai vari gruppi di Amici presenti.

Si respirava l’aria profumata di un don Ottorino innamorato di Gesù e donato ai fratelli, e non si poteva non esserne contagiati. Un don Ottorino che ci spinge al di fuori dell’orto di casa per correre sulle strade del mondo in cerca di chi muore di sete senza sapere che accanto a lui c’è una fontana di acqua fresca e abbondante che può togliere ogni sete.

Eco viva di questo “fuoco apostolico” la parola suadente e incisiva di Papa Francesco, (discepolo o maestro di don Ottorino?) che spinge, quasi a forza, fuori dal chiuso le pecore fedeli perché corrano sulle strade del mondo e radunino attorno al banchetto di nozze, già imbandito da Cristo, le pecore disperse e senza meta.

È stato un pasto abbondante e sostanzioso quello che l’assemblea ha donato ai partecipanti sia nei momenti comunitari come negli scambi di gruppo. Ognuno ha potuto arricchirsi e verificare la propria fede, scoprendo alla luce dello Spirito, che lì si respirava a pieni polmoni, quanto questa fosse autentica o quanto abbisognasse di crescere e di prendere forma, direi “visibile”, contagiosa. Una vita cristiana che non è “attraente” ha infatti costante bisogno di una profonda revisione alla luce del Vangelo.

Alcune esortazioni di don Ottorino risuonate nei vari incontri, non potevano lasciarci sonni tranquilli: “Non datevi pace finché sopra la terra ci sarà uno che non ami Dio con tutto il cuore.” È di certo una modalità fuori moda di parlare e non è facile né possibile prenderla alla lettera. Ma dice quanto l’amore di Dio ha pervaso il cuore di don Ottorino e quanto dovrebbe invadere anche il nostro.

Quante volte poi don Ottorino ha, direi, gridato “Io sono responsabile” per ogni persona che incontro, se questa non conosce e non ama Dio con tutto il cuore. È il linguaggio dei “pazzi di Dio” che tengono sveglie le coscienze addormentate sul piano delle mezze misure o che s’accontentano di raggiungere appena la sufficienza davanti all’opinione pubblica (non certo davanti a Dio).

Questa chiamata alla donazione totale è il dono che Dio ha fatto alla Chiesa mediante un pretino che ha saputo darsi tutto al Signore e tutto ai fratelli.

Sulla sua strada siamo chiamati anche noi, certi che i suoi passi calpestano quelli di Gesù, unico Pastore che per noi sue pecore ha dato tutto fino alla effusione del sangue.

La cara Mamma la Madonna ci innamori di suo figlio.

Buon cammino.

don Venanzio Gasparoni