GOCCE DI FEDELTÀ NEL MARE…

GOCCE DI FEDELTA’ NEL MARE DELLA STORIA
di Diana Oppedisano (Villa San Giovanni – RC)

Che cos’è che ci rende Cristiani?

Cosa ci permette di dire che lo siamo?

Il coraggio? Anche i musulmani hanno il coraggio di abbracciare i pilastri del loro credo.

La coerenza? Anche i bektasha sono coerenti al loro stile di vita.

La fede? Anche gli atei, paradossalmente, hanno fede nel “nulla” che nessuna scienza ha mai saputo dimostrare.

Forse, ciò che ci rende cristiani è la FEDELTA’! E non solo la nostra verso Dio…ma ci rende cristiani la FEDELTA’ di Dio verso di noi e verso la Promessa che Lui fa alla nostra vita di ricevere Molto di più di quello che il nostro cuore desidera.

E la storia dell’Albania è proprio questo: una storia di Fedeltà!

Dal 14 al 22 agosto 2019, insieme a don Luca e accompagnati da Giovanni e Angela da Crotone, noi piccolo gruppetto di ragazzi abbiamo vissuto una esperienza di missione nel Sud dell’Albania. Ci siamo ritrovati insieme da diverse parti dell’Italia: Marianna, Laura, Gerardo da Crotone, Damiano e Cristiano da Monterotondo, Diana da Reggio Calabria, per vivere quest’esperienza particolare, che ci ha fatto assaporare tutta la bellezza di essere una vera unica famiglia.

Già da subito siamo stati immersi in quella che è stata per cinquant’anni la storia della Chiesa albanese, perseguitata dal regime comunista e, prima ancora, per cinquecento anni, dall’Impero Ottomano.

L’Albania non compare nei libri di storia. Eppure è stata il primo ed unico Stato ateo della storia. C’è chi dice che il progetto politico del dittatore Enver Hoxha fosse quello di ridurre il popolo albanese a “larva umana”…e che ci sia riuscito. Nel suo disegno malato, l’Albania veniva presentata come un vero e proprio “paradiso terrestre”, per tanto mira di tutte le altre nazioni. Per questo motivo la gente, uomini e donne, dai 13 anni in su, ogni settimana, per quattro ore, doveva fare addestramento militare. Tuttt’oggi, quando si cammina per strada, si possono vedere, tra i campi, i bunker grigi e squallidi, disseminati ovunque, che sarebbero dovuti servire per ripararsi dagli attacchi. C’era un clima di paura e di sospetto. Il comunismo aveva reso uguali tutti quanti, non c’erano più differenze tra ricchi e poveri, niente proprietà private, spesa uguale per tutti, presa in fila con il tesserino comunista in mano… tutto era di tutti, ma di fatto nessuno poteva prendere niente, perché non era di nessuno, o meglio dello Stato. La gente, invece di stare bene, moriva di fame, perché 1 kg di riso e 1 kg di zucchero, nelle famiglie composte da dieci persone, non potevano bastare per un mese. C’era lavoro per tutti…ma nei campi, dove il raccolto doveva essere consegnato al Regime, e per 150 Lek al giorno (l’equivalente di 1,20 euro).

Nel 1967 viene dichiarato l’ateismo di Stato. Questo significava che tutte le forme di religione dovevano scomparire. Ma nel segreto le famiglie hanno mantenuto la propria fede: statue, rosari, croci, oggetti sacri nascosti sotto le mattonelle del pavimento, dentro le federe dei cuscini o sottoterra. Le famiglie cattoliche, ortodosse e musulmane festeggiavano le feste sacre organizzando cene in famiglia: si mangiava insieme senza che nessuno dicesse nulla, ma tutti sapevano che si trattava di una festa cristiana o musulmana. E la famiglia era la “piccola Chiesa domestica”. C’era solidarietà tra le famiglie di diverse fedi, segni nascosti, gesti mai comunicati, mai espressi, eppure più eloquenti delle parole. Nessuno poteva dire nulla, perché c’era un clima di spionaggio tra le famiglie e all’interno della famiglia stessa. Persino i bambini innocenti e puri erano una minaccia, se a scuola, con l’inganno degli adulti, accennavano ad un segno di croce o una preghiera. La famiglia accusata, veniva perseguitata e portata nelle baracche di rieducazione a Telepenë, o ai campi dei lavori forzati a Lushnjë. Persino i fratelli avevano paura di essere denunciati dai fratelli.

E la nostra missione è iniziata proprio a Lushnjë, dove nel 1994 la Pia Società San Gaetano ha aperto una missione di ricostruzione e sostegno alle famiglie, nella Parrocchia di San Pietro e Paolo. E’ stato don Giuseppe ad accoglierci in casa sua e, come padre affettuoso e premuroso, a prendersi cura di noi per questi otto giorni di Grazia.

La parrocchia, grandissima, non comprende solo la città, ma anche i villaggi vicini, a 18 km di distanza tra loro.

Per tre giorni, siamo stati chiamati a fare animazione ai bambini dei villaggi di Plug, Gungas e Bubullimë. Lì convivono insieme cattolici, ortodossi e musulmani perché, per cinquant’anni, il regime comunista ha svuotato di senso e significato la fede, per cui ci entra dentro di tutto, persino la superstizione, evidente nei macabri pupazzetti appesi ai camini delle case, contro il malocchio, o agli pseudo-spaventapasseri sparsi nei campi coltivati. Questo perché le famiglie sono musulmane o cristiane per tradizione… ma l’autentica fede in Dio non è concepita. Perciò ci sono musulmani che pregano la Madonna nelle Chiese cristiane e cristiani che accendono ceri ai Santoni Bektasha. Quale fede, dunque? La fede è vuota, la fede dorme nel fondo del cuore… tranne che per quell’1% di cristiani cattolici al Sud, educati grazie all’opera dei religiosi della Pia Società San Gaetano e delle suore che collaborano con loro, come Suor Lois e suor Stella, delle Ancelle del Sacro Cuore, che a Plug gestiscono una scuola materna e le attività di oratorio. E suor Riccarda e suor Armanda, delle Suore della Divina Volontà, che si occupano dell’assistenza sanitaria e del sostegno alle famiglie di Lushnjë e delle zone limitrofe, e che fino a qualche tempo fa avevano una scuola di taglio e cucito per le ragazze in cerca di lavoro.

Lì si respira sofferenza, fatica, insieme a tanta miseria.

Tre di noi abbiamo avuto la possibilità di fare visita alle famiglie, sparse nei villaggi delle montagne di Lushnjë, insieme a suor Riccarda: mai vista così tanta povertà! La gente non ha niente! Eppure ha una cordialità, un’accoglienza e disponibilità mai conosciuta.

Abbiamo fatto anche l’esperienza di stare un giorno al mare, con i disabili e le loro famiglie. Tetraplegici, portatori di handicap, nessuno ha assistenza dallo Stato.

Gli ultimi giorni li abbiamo passati nel nord dell’Albania, a Scutari, ospiti di don Leonardo, rettore del Seminario. A nord si concentra tutto il 29% dei cristiani cattolici. Una terra bagnata dal sangue dei martiri. Siamo stati nell’ex-carcere del regime comunista, dentro le celle dei condannati, torturati per anni, prima di essere uccisi.

Oggi il carcere, un tempo considerato “l’Inferno”, è il monastero delle monache Clarisse.

Bellissima la loro testimonianza: senza grate perché, essendo un ex-carcere, il desiderio è di sottolineare che le suore sono consacrate perché hanno fatto una scelta di vita particolare, ma senza chiusura verso il mondo esterno. Il carcere è stato l’ultimo luogo ad essere riconsegnato, perché anche dopo la caduta del Regime c’erano prigionieri lasciati a morire. Solo nel 1998 viene riconsegnato allo Stato. Nella Domenica delle Palme del 2003, le monache Clarisse vi prendono dimora. Tra i martiri di tutte le fedi e i laici arrestati per “agitazione e propaganda” contro il regime comunista, sono stati beatificati 38 martiri cristiani: un vescovo, religiosi, preti e laici cattolici. Tra questi, anche Maria Tuci, torturata per un anno… e morta libera in ospedale, come lei stessa dice prima di morire, dando una grande testimonianza di perseveranza nel bene e amore profondo per la libertà, il dono più grande che Dio abbia fatto all’uomo.

Tra le tante testimonianze, ci risuonerà per sempre nel cuore la voce autoritaria e audace di Maria, scutarina che oggi vive a Lushnjë e contabile in una azienda del regime comunista, che più volte ha sfidato le autorità e il regime stesso, per salvare gente innocente e la sua famiglia, perché profondamente cristiana e innamorata della sua libertà. Ancora non dimenticheremo mai gli occhi profondi di suor Rosa, compagna di noviziato di Maria Tuci, nella sua fedeltà a Dio e alla sua scelta di appartenere a Lui per sempre. Non ci lascerà in pace la provocazione di suor Lula, clarissa di Scutari che ci ha invitato ad essere radicalmente noi stessi e cristiani cattolici autentici. Lei, che ci ha insegnato che “i suoi santi”, cioè i suoi genitori e i suoi nonni che hanno vissuto nel segreto la propria fede, le hanno trasmesso che “la preghiera buca il cielo”!

Come non aver chiuso gli occhi, in quelle celle strette e anguste, per sentire risuonare le urla di tortura di chi non aveva paura di raschiare la parete per disegnarvi una croce, o la luna con la stella islamica. Sicché abbiamo desiderato che il nostro cuore, come quella terra, fosse bagnato dal sangue dei martiri… perché porti molto frutto secondo la Volontà di Dio.

Ecco la testimonianza di una FEDELTA’ forte che è possibile! E’ possibile! Per cinquant’anni la gente ha resistito nel silenzio e nella sofferenza, ed è rimasta FEDELE a Dio e alla scelta di essere cristiana. La gente in segreto si faceva battezzare dai pochi sacerdoti rimasti, che vivevano nascosti tra la gente comune, celebrando la Messa usando una tazzina del caffè come calice e un bicchierino per il raki come lavabo.

Per quel che riguarda me, giovane calabrese, sono stata accompagnata in questo viaggio dalla mia comunità parrocchiale. Con mia grande sorpresa, don Marcello, parroco della mia parrocchia di Ferrito, in Reggio Calabria, mi ha chiesto se avessi piacere, prima di partire di ricevere il mandato missionario durante la Messa feriale del 12 agosto, giorno prima della mia partenza.

Poca gente, ma quel mandato ricevuto da lui, a nome della comunità dove io vivo e collaboro, mi ha fatto tuffare misteriosamente nella realtà della Chiesa intera!

Per la prima volta ho vissuto un’esperienza, non solo per me stessa, ma per tutta la mia comunità, che ho sentito vicino ad ogni passo, con la preghiera e il sostegno. Questo mi ha permesso di immergermi nella dimensione di tutta la Chiesa, perché quello che abbiamo vissuto in questi giorni di Grazia è parte della storia della Chiesa Albanese, della storia di tutta la Famiglia di don Ottorino, ma anche Universale! E’ la nostra storia, è la mia storia perché anch’io sono Cristiana Cattolica. Mi riguarda. Fa parte di ciò che sono. Me lo ha insegnato don Giuseppe, che dal 2 settembre lascerà la parrocchia di Lushnjë a nome di tutta la Pia Società San Gaetano. Significativo per noi, essere lì, da autentica Famiglia, ad accompagnarlo in questo passo importante, doloroso ma FEDELE alla Volontà di Dio, che a volte chiede “salti nel buio”, “passaggi stretti”, per poter renderci partecipi di qualcosa di più Grande! A stare vicini alla Comunità di Lushnjë che è e continua a far parte di noi.

Alla scuola di tanta Fedeltà, ho desiderato davvero ardentemente, che lì, in quei luoghi santi, il Sangue dei Martiri bagnasse il mio cuore, in modo tale che tornando a casa, piccole gocciole di questo sangue cadessero nel cuore di chi mi ha accompagnato e di chi mi ha seguito da lontano e che, a distanza di tempo, ancora possano bagnare il cuore di chi incontrerò, per irrigarlo e…portare molto frutto. Il sangue dei Martiri è davvero il seme dei Cristiani.

In realtà io sarei dovuta partire l’anno scorso per l’Albania: tutto era pronto. Valigia chiusa, zaino davanti la porta, scarpe salde e cuore predisposto…ma evidentemente non era il momento per me. Due giorni prima della partenza, il mio papà è venuto a mancare. E il viaggio che lui mi aveva aiutato ad organizzare era come rimasto in sospeso.

Lui, da buon medico, mi aveva preparato la lista delle medicine da comprare per la partenza. Dopo una sfilza di nomi, aveva scritto, in stampatello, in grande al centro del foglietto: POI HO TUTTO! Quel “POI HO TUTTO!” ha risuonato in me per tutto l’anno, come una martellante piccola goccia d’acqua sul capo. Non mi ha lasciato in pace per tutto il viaggio in Albania, dove ho sentito il mio papà con me, a vivere questa esperienza insieme, in un misterioso abbraccio tra terra e Cielo che solo l’Amore Vero rende possibile, perché Eterno! Persino la morte non resiste, tanto che non esistono limiti o confini!

Poi ho capito…ho capito proprio in quei giorni (grazie alla testimonianza dei martiri e di chi ancora oggi racconta la persecuzione e non si stanca) che il nostro TUTTO è Dio!

Se si cerca di eliminare Dio dalla propria vita o dalla vita degli altri, non solo Dio RIMANE…ma ritorna con FORZA e POTENZA! Perché Lui è FEDELE a noi!

Oggi, più che mai, la nostra società ci dice che, se mettiamo Dio al primo posto, siamo dei falliti. E molto più del comunismo e delle altre dittature violente, la propaganda atea è subdola ma più efficace. Ma non siamo chiamati ad essere “canne al vento”, siamo chiamati ad essere “radici salde” piantate sulla Roccia.

E allora qualunque cosa succeda nella nostra vita, ricordiamoci che Dio è il Dio della nostra vita, della nostra storia e…Lui è FEDELE!…e noi possiamo esserlo in Lui!

Perché Lui è davvero TUTTO CIO’ CHE BASTA!