AMARSI TRA GIOVANI

Mt 1, 18-25 – IV domenica di Avvento A

Commento per lavoratori cristiani

Lei aveva 14 o 15 anni, non di più. Lui 18 o 20. Due giovanissimi, dell’età dei nostri adolescenti. È vero, nella cultura dell’epoca, soprattutto in un popolo semitico come quello ebreo, a 12 anni già si entrava a far parte del mondo degli adulti. Ma ci piace pensare a Maria e a Giuseppe nella verità della loro giovane età. Due fidanzati, che vuol dire impegnati ufficialmente in una relazione che li avrebbe portati al matrimonio di lì a poco. Forse ha un sapore di una certa ingenuità, quel loro rapporto di amore che ci fa bene provare a immaginare. Dopo quel che accade nel mistero dell’incontro con un angelo, infatti, e nel silenzio del dialogo interiore tra Maria e il suo Dio, Giuseppe dà prova di una fedeltà e di un rispetto verso di lei da far commuovere: ‘poiché era un uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto’ (v. 19).

Giuseppe e Maria si amano. Desiderano costruire una famiglia insieme. Sono giovani ben inseriti nelle regole e nelle abitudini del loro popolo, il che non indica necessariamente che siano particolarmente rigidi. Certamente non bigotti. Mostrano una libertà sconvolgente, per nulla esente dalle trepidazioni di chi viene colto di sorpresa da un qualcosa di più grande di loro.

Maria rimane incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe si trova davanti a uno sconvolgimento. Lei probabilmente avrà avuto tanta paura, per trovare le parole giuste su come dirglielo. Va alla ricerca di aiuto, di sostegno, di consiglio dalla cugina Elisabetta, più anziana, più esperta forse, anch’essa turbata da una visita inattesa dell’Altissimo (ce lo racconta l’evangelista Luca). Mentre Giuseppe rimane lì, combattuto, angosciato; decide di continuare a custodire l’amore, che è lo scrigno della vita.

Maria porta in grembo una vita nuova, fragile e indifesa. Un dono e uno scompiglio. Per Giuseppe, lì sta la priorità: favorire la vita, di lei e del piccolo germoglio che custodisce dentro di sé, del quale egli ancora non comprende nulla. È questo gesto di ferma maturità, controcorrente, addirittura contro la legge, che fa di Giuseppe un ascoltatore fecondo della Parola. L’angelo potrà parlare anche a lui, perché lui si mostra capace di uno spazio di intimità con l’Oltre. La vita, l’amore, non sono esperienze riconducibili soltanto alle emozioni di un momento, ma nemmeno alle leggi ferree di un sistema di controllo. Sono piuttosto un dinamismo, un intreccio. Che sfugge, e allo stesso tempo esige una adesione totale, rischiosa, creativa. Sono soprattutto attesa e abbandono, resa e mai possesso.

Giuseppe e Maria sono due giovani che si amano, che scelgono di vivere l’amore di coppia come reciprocità e progetto, che si vedono cambiare totalmente le carte in tavola di questo progetto. E si fidano, restano fedeli ad una tenera ma vigorosa cura di tutta la persona dell’altro. Non solo uno spirito, ma anche un corpo, da rispettare e amare con indicibile dolcezza.

Maestri di giustizia, in una giovane età che diviene giara per accogliere l’acqua trasformata nel vino delle nozze. Chissà che non siano proprio loro i primi testimoni del meraviglioso sacramento del loro figlio Sposo della comunità di cui pongono le radici, proprio aprendosi inequivocabilmente alla vita.

Padre Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano