GESÙ È LA LUCE DEL MONDO
«Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre» - Giovanni 8, 12

Durante la festa delle capanne, il tempio si illuminava con candelieri molto grandi. Il tempio illuminato aiutava la gente a ricordare la presenza di Dio in mezzo al suo popolo.

Gesù, approfittando di questa usanza, vuole richiamare la loro attenzione: quelle luci del tempio, che  ricordavano la presenza di Dio in mezzo a loro, diventano piccole in confronto con la presenza dello stesso Gesù, il ”Dio con noi”. Egli è la luce del mondo e sta lì per toglierli dall’oscurità una volta per tutte e per far loro godere la comunione con Dio in maniera continua.

Però essi non approfittarono dell’opportunità di essere veramente illuminati dalla sua luce, invece lo accusarono di essere bugiardo. Guardando le cose solo da un punto di vista umano, trascurarono i segnali che il Padre aveva dato per mezzo di Gesù, per testimoniare che Egli era suo Figlio. I loro occhi rimanevano chiusi a tutti i segni che Gesù aveva dato e, nella loro cecità spirituale, dimostrarono che non capivano ciò di cui parlava Gesù. Infatti domandano: Dov’é tuo padre?, mostrando che indurivano i loro cuori di fronte alla testimonianza da parte di Dio che Gesù era il Messia.

In questo Impegno di Vita ripetiamo ancora una volta: Gesù è la luce del mondo. Solo Lui può dare senso alla nostra vita, illuminando il nostro cammino e mostrandoci che non esiste solo l’oscurità in cui, a volte, viviamo.  Noi vogliamo che Gesù sia la luce nella nostra vita e, per questo, siamo chiamati a essere testimoni di questa Luce di fronte al mondo. Questa testimonianza non dobbiamo darla con tante parole, ma piuttosto con le nostre azioni e opere. Il mondo attuale non si convertirà mai a Dio se non trova in noi, nelle nostre vite, un segno e una testimonianza della presenza di Dio. Allora, come possiamo essere luce per il mondo? Come possiamo dare testimonianza di Cristo in mezzo agli uomini? Il segno caratteristico dell’autentico cristiano è l’amore, l’amore a Dio e l’amore ai fratelli. Saremo luce del mondo nella misura in cui siamo testimoni fedeli dell’amore senza limiti di Gesù Cristo, nella nostra propria vita. È l’unica prova convincente che Lui è vivo. Che la nostra comunità, le nostre famiglie, ciascuno di noi possiamo vivere con tanto amore e donazione serviziale, affinché gli altri sentano la voglia di unirsi a noi. Questo amore fraterno è il grande segno del cristiano, l’unica testimonianza che gli altri accettano, l’unico invito che convince.

Come vivere, allora, la Parola dell’Impegno di vita di questo mese?

Come comunità fissiamo un gesto che possa servire da testimonianza della nostra fede in Gesù, Luce che illumina la nostra vita.

Don Ottorino
La logica della semente che deve marcire

Una delle tentazioni che all’inizio dell’Opera mi veniva quando cominciava la fatica era quella di dire: “Sarà questa la volontà di Dio?”. È una delle tentazioni che può capitare quando ci si trova in difficoltà. Io ho osservato che nelle opere di Dio bisogna arrivare sempre a un momento quasi di solitudine, di abbandono, e allora dopo cominciano a fiorire. È il principio del seme che deve andare sotto terra e marcire. Arriva sempre il momento nel quale si parte perché pare che quella sia la volontà di Dio, e dopo arriva il momento che ci si trova soli e proprio in quella solitudine si trova Gesù abbandonato. Tuttavia anche in quel momento si deve dire: “Signore, è tua volontà che io vada avanti o vuoi che mi fermi?”. Allora ci si esamina dinanzi al tabernacolo con calma. Le difficoltà sono la tempra della testa: il Signore ci mette in quello stato all’inizio di ogni sua volontà per temprare la testa. Io posso dirvi che non c’è mai stata una volta che abbiamo iniziato qualcosa senza il momento critico. Lo si vede anche nella vita di Gesù, perché fa parte del piano di Dio, è nella logica della semente che si butta e che deve marcire. (Med. 24 luglio 1970)

Un pensiero per approfondire