Vegliare

Mc 13, 33-37 – I domenica di Avvento B

Vegliare, o figlio, è stare desti

pronti e volti ad un futuro,

ma col cuore palpitante

dentro l’oggi di parole e gesti.

Vegliare da protagonisti

vuol dire spendere al presente

le energie migliori, i talenti

ad abitar bene ogni momento.

Si veglia a ritmo delle stelle

come sentinelle attente

con fiamme di speranza accese

in vasi d’olio e delicatezze.

Le ombre e i raggi della luna

scandiscono le veglie:

alla sera restando lieti

grati al giorno e alle sue conquiste.

Poi si entra nelle tenebre,

si veglia a mezzanotte,

con timore che non si realizzi

la venuta dello Sposo;

e ci avvolgono paure,

guerre, dubbi e anche angosce:

si veglia al buio sospirando

una Parola che consoli.

La terza veglia è l’annuncio

che l’Aurora ormai ha prevalso

e nella lotta dei contrasti

la vita s’accuccia per un nuovo balzo.

Si veglia anche al mattino

come culmine di un viaggio

quando irrompe ormai deciso

il fulgore del Figlio nato;

vegliare è compimento

che quaggiù non è ancora pieno,

che però attraversa il tempo,

svela il Volto e non lascia soli.

Vegliare ormai è comando,

è dimorare dentro

l’esistenza immensa e fragile

che lo Sposo ci ha promesso.

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano