Reciprocità che libera

Mc 10,2-16 – XXVII domenica del tempo ordinario – Anno B

Cosa può fare un Dio che è relazione se non difendere strenuamente ogni autentica relazione? Anzi, difendere la propria creatura prediletta, che è relazione perché fatta a sua immagine e somiglianza?

Ecco il senso profondo del meraviglioso elogio al matrimonio, unione indissolubile tra uomo e donna, che Gesù ci dona.

Egli, provocato dai farisei, ci invita a tornare all’origine, a quel progetto d’amore che ha inscritto nel cuore di ogni uomo e di ogni donna l’anelito di amare e di essere amato totalmente e per sempre. Dio ha creato la persona umana della propria stessa pasta: capace di donarsi pienamente e di accogliere colui o colei che, “faccia a faccia”, le sta davanti in identica e radicale dignità. Per essere, nella coppia, mistero di reciprocità, comunione che si fonda sulla consegna di una diversità irriducibile e necessaria.

Gesù conosce bene le fatiche e i rischi insiti nel desiderio di una vita insieme che sia duratura e fedele, che non abbia limiti pur attingendo al limite della nostra carne. E si preoccupa di ribadire la parola eterna del Padre nell’evocare il progetto originale perché sa che lì sta il segreto della felicità a cui ciascuno di noi brama arrivare.

Siamo fatti per essere uno a partire dal rispetto e dalla cura dell’alterità, che custodisce qualcosa di irraggiungibile mentre si dà all’altro o all’altra perdendosi nella fiducia.

Un cammino progressivo, per diventare ciò che siamo, segnato da cadute e da errori, conseguenza della ferita del peccato originale, che è la superbia e l’autoreferinzialità. Un cammino però che può sempre ripartire quando si torna a scoprire la verità iscritta nello spirito e per questo diffusa in ogni cellula del corpo umano, capace di amare tutto intero: la verità è l’altro o l’altra, la relazione, il legame che, scoprendo talenti e fragilità, doti e difetti, forze e debolezze, genera libertà e prepara l’esuberanza della gioia.

Gesù sceglie di stare sempre dalla parte di chi patisce maggiormente le incongruenze di questo legame, perché vittima di una maniera sbagliata di viverlo o perché ancora incapace di assumerne tutte le conseguenze. Non abbassa però “la misura alta” della proposta, che diventa promessa. Non accenna mai, il Figlio del Padre, ad accontentarsi di rapporti a metà o di soluzioni di comodo, che non hanno altra conseguenza se non sfigurare l’intima dignità dell’uomo e della donna, soprattutto di chi è più vulnerabile.

E nel ribadire la fiducia immensa che Dio ha nella nostra capacità di aderire al suo progetto di vita ‘in toto’ non si tira indietro dal fare la propria parte, dall’irrigare il campo della relazione della sua testimonianza e della sua forza di offerta totale. Nella croce, mistero d’amore che si compie in pienezza, Gesù sposa definitivamente la sua Chiesa e allo stesso tempo la irrora della grazia che abilita a ricambiare attraverso la cura del legame coniugale, della vita che nasce nei bambini, dell’impegno per il bene dei più deboli.

Gesù si mostra quindi innamorato proprio della bellezza dell’amore, e prende le difese dei più piccoli.

Ai suoi discepoli propone di stare alla scuola dei bambini, dentro la bellezza di rapporti di reciprocità autentici, perché sa che al fervore di darsi deve corrispondere l’umiltà del lasciarsi accudire. Nessuna coppia, e nessuna amicizia o altra relazione di affetto, può trovare forza nello sbilanciamento verso l’uno o l’altro dei poli del rapporto. Il matrimonio è il sacramento della paziente e reciproca scoperta che nasce dallo spazio dello svelamento, e perché questo accada c’è da riconoscere che entrambi hanno bisogno del coniuge, altrimenti non potrebbero diventare se stessi.

Lo stesso vale per la vita sociale e per i rapporti tra i popoli, per ogni ambito in cui l’umanità si ritrova a investire le proprie energie vitali per instaurare legami. C’è da riconoscere che l’altro è la mia vera forza come pure la mia più amabile debolezza, perché senza l’altro – soprattutto laddove mi sfugge e non si lascia possedere dai miei schemi e dalle mie bramosie – è espressione sorprendente dell’inedita e imprevista cura che Dio ha verso di me.

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano