Questa notte, ad un certo momento, mi sono alzato e mi sono seduto sulla sedia a meditare: erano le tre e mezzo. Vi assicuro che poi ho fatto fatica a ritornare a letto e ci son riuscito solo dopo parecchio tempo. La sostanza della riflessione era: noi dovremmo essere un po’ ubriacati dal desiderio di amare di più il Signore, di seguirlo più generosamente e di farlo amare di più da tutti gli uomini. La domanda che mi sono fatta è la seguente: amo io sufficientemente il Signore? Sono preoccupato di farlo amare? La dominante di ognuno di noi dovrebbe essere proprio questa: amare e fare amare il Signore. Tutto il resto è secondario, è collaterale, è mezzo e non fine.Consideravo, per esempio, Santa Teresa del Bambin Gesù, che, pur essendo chiusa in convento, vorrebbe essere tutto: vorrebbe essere un predicatore per andare nelle cattedrali del mondo a parlare del Signore, vorrebbe essere un missionario per andare in ogni luogo a predicare e a far conoscere il Signore agli infedeli, vorrebbe essere un sacerdote per andare in cerca dei peccatori e inginocchiarsi dinanzi a loro e dire: “Tornate alla casa del Padre!”, vorrebbe essere accanto al letto dei moribondi, assistere gli ammalati, i poveri…, insomma vorrebbe essere tutto. Mi pare che la nostra vocazione dovrebbe essere come quella di Santa Teresina del Bambin Gesù. È la vocazione di uno che ama il Signore e vorrebbe essere tutto, di un figlio che ama la mamma e vorrebbe fare tutto per lei, tutte le fatiche che dovrebbe fare la mamma vorrebbe farle lui. Ora, poiché Dio vuole salvi tutti gli uomini, uno che ama il Signore vorrebbe fare qualsiasi cosa per portare gli uomini a lui.