Il Vangelo ci dice che Gesù, “stanco per la strada fatta, si
sedette presso un pozzo; era press’a poco l’ora sesta”,
cioè mezzogiorno. (Cfr. Gv 4,6).
Tratteniamoci un momento con lui e osserviamolo bene.
Questo benedetto Gesù era uomo e ha sudato anche lui.
Si è stancato e chissà che stanchezza! È quello che provate
qualche volta anche voi quando fate una gita: cammina,
cammina… non ne potete più e dite: “Basta! Mi siedo
qui!”. Immaginiamo Gesù proprio in questo stato.
Ci sarà qualche sera in cui sarai stanco e le cose saranno
andate tutte storte, e allora andrai davanti al tabernacolo
e dirai: “Non ne posso più! Non ne posso più!”. In quel
momento è il caso di guardare Gesù, stanco per il cammino
e allora avrai la forza di dire: “Senti, Signore, anch’io
sono stanco per la strada che ho percorso oggi, per il lavoro
che ho compiuto; sono stanco, non ne posso più”.
Ma il vedere lui stanco ti deve dare forza. Anche lui provava
questi momenti di stanchezza e quando era stanco
provava esattamente ciò che proviamo anche noi: non
solamente quella fatica che ci toglie le forze, ma anche
quell’impressione di abbattimento che paralizza in qualche
modo l’esercizio della nostra immaginazione, perché
la stanchezza porta anche un po’ di scoraggiamento,
porta un po’ di malinconia.
Tutti abbiamo una dose di pessimismo, tutti. Però, quando
siamo ammalati o stanchi, allora ne abbiamo una
dose centuplicata, allora vediamo tutto nero. E allora si
pensa: “E chi me lo fa fare?”.
Dobbiamo accettarci come siamo e questa è la prova dell’amore
verso Dio. Seguire il Signore quando si sta bene,
quando si prova la gioia di quello che si fa, va bene, ma
occorre saperlo seguire anche quando siamo stanchi