Se in una comunità siamo cinque o sei e stiamo aspettando il Signore, quando il Signore viene vuole trovarci ‘uno’; non ‘uno’ soltanto a partire dai cinque o sei della comunità, ma ‘uno’ con tutti, con il mondo intero. Non possiamo noi mangiare il pollo mentre gli altri patiscono la fame, avere i soldi in banca mentre gli altri piangono perché devono pagare una cambiale, essere pieni di grazia di Dio mentre gli altri sono in peccato mortale.
Quando Dio viene a chiamarci, ci vuole trovare ‘uno’; e secondo la nostra possibilità dobbiamo sacrificarci per far diventare tutti gli uomini ‘uno’; e questo è possibile se formiamo questa unione nello Spirito Santo.
Come un ubriacone non sogna che bere quattro bicchieri di vino, così noi dobbiamo talmente essere ripieni di Spirito di Dio da non sognare altro che arrivare a questa unità, consumarci per questa unità, affinché tutti gli uomini abbiano un pezzo di pane, affinché tutti gli uomini abbiano la possibilità di un letto per dormire, affinché tutti gli uomini abbiano la grazia di Dio e si vogliano bene. Che gli uomini finiscano di fare le guerre: “Signore, basta con queste guerre, basta con questi odi, basta…!”. Siamo tutti responsabili e bisogna fare qualcosa.
Se in un fratello viene a mancare lo slancio gioioso e subentra la paura, bisogna incoraggiarlo. Si può benissimo parlare a quel fratello, incoraggiarlo, svegliarlo. Anche i contadini attaccano i buoi a due a due, perché se uno tira poco, quell’altro si muove; quello che va lento è costretto a muoversi, per cui tira anche lui, anche se non ne ha voglia.