Fratelli, dobbiamo sentire che il Signore vuole che lo aiutiamo a portare il fuoco nel mondo. Che cosa ha detto il vescovo al Santo Curato d’Ars? “Vai! Là non c’è l’amore di Dio: portalo!”. Che cosa facciamo noi là dove il Signore ci chiama? Andiamo a portare l’amore di Dio, andiamo a portare il fuoco.

 

Per prima cosa, fratelli miei, dobbiamo sentire noi il bisogno di questo fuoco. Io per primo ho sete di amore di Dio. Noi per primi dobbiamo sentire il bisogno di essere con Cristo, di vivere solo per Lui: “Signore, io faccio tutto questo per te. Adesso guido la macchina, adesso sono in treno, adesso vado a lavorare, vado a studiare…, Signore, in tutto questo io cerco una cosa sola: l’amore tuo. Non cerco altro, Signore. Sacrifici o non sacrifici, di notte, di giorno, io ho un desiderio solo: voler bene a te!”. 

 

Il nostro amore, figlioli miei, deve essere aspro, duro, non un amore sensibile. A me non interessa la soddisfazione; la ricompensa l’avremo in Paradiso! Bisogna avere un amore virile, che si dimostra nell’essere sempre a disposizione delle persone, nell’essere divorati per la salvezza delle anime, e che si dimostra non soltanto nelle cose spirituali, ma anche nelle cose materiali, dando una mano, aiutando, come dice San Paolo: “C’è qualcuno che soffre che io non soffra?”.

 

Noi siamo gli uomini di Dio e perciò dobbiamo essere a disposizione di tutti: ecco la carità. Perciò, non solo belle parole, ma carità mostrata specialmente nella donazione, nel sacrificio: ecco l’amore di Dio! Devo essere innamorato di Dio in questo senso: “Signore, eccomi qua. Io desidero consumarmi per te”.