Oggi rifletteremo su un tema vecchio e nuovo: la carità. Si potrebbe dire che della carità non si è mai parlato abbastanza; ma si potrebbe anche pensare: “Che cosa si può dire di nuovo riguardo alla carità?”. La mancanza di carità è sempre causa di ritardo e di disturbo nelle opere apostoliche, anche se è compiuta per scopo buono.

Quando vediamo qualcosa che non va, noi siamo portati a commentarla con una terza persona. Commentare le deficienze con sufficienza è pettegolezzo, è proprio contro l’essenza del cristianesimo.

 Bisogna che ce lo mettiamo in testa, perché l’essenza del cristianesimo è la carità, è l’amore. Non possiamo fra cristiani, in nessun modo, dire frasi con sufficienza e noncuranza, perché noi dobbiamo essere gli specialisti della carità. E quindi dobbiamo anche testimoniarla.

Vivere la carità costa. È più facile buttare là una frase che costruire, sopportare e offrire al Signore. Questo è possibile solamente quando prima accetto l’umiliazione per amore di Dio e ne accetto il peso. La natura umana, anche per i santi, direbbe: “Mi ha fatto quel dispiacere? Che s’arrangi! Ha i calzoni rotti? Gli sta bene! Perché io avevo una macchiolina qui dietro ed egli continuava a ridere su di me; mi fa piacere che lo deridano!”. La mia natura umana è così e forse anche la vostra… Può darsi che non si arrivi a questo, ma a volte si può provare una certa gioia per i problemi degli altri; forse non proprio gioia, ma certamente meno dolore se capitano a loro e non a noi. Guardate che la carità costa, ma bisogna pagare fino in fondo la moneta della carità se vogliamo restare nel posto che il Signore ci ha tracciato.

Tante volte è proprio questo modo di fare, una frase detta con un tono particolare, un sorrisetto sarcastico, che possono essere vere mancanze di carità e forse più gravi di tante altre.