Essere noi simili a Cristo prima di pretenderlo dagli altri

 

È una tentazione quella di predicare mirabilmente la vita interiore e di non metterla in pratica.

 

Devi leggere i libri non per imparare le parole da dire, ma per imparare quello che devi fare. Non devi studiare per insegnare agli altri come devono conformarsi a Cristo, ma per diventare tu simile a Cristo; dopo l’insegnerai anche agli altri: “Ecco, guarda, io ho fatto così e così. Ho fatto fatica per riuscire in questo punto, ma dopo sono riuscito: così, così, così….”. Questo è importante!

 

Mi domando: puoi dirti conformato al Cristo quando sei un criticone, un brontolone? Il distintivo del cristiano dev’essere specialmente questo: sapersi compatire, comprendere. È facile, invece, rinchiudersi, cioè volere che gli altri siano Cristo e dimenticarci che anche noi dobbiamo essere Cristo. Praticamente uno può esigere che gli altri siano conformati a Gesù, mentre lui si dimentica di essere Gesù; e si dimentica di essere Gesù se continua a dire male degli altri invece che prendere per lo stomaco il fratello che sbaglia e dirgli: “Guarda che sbagli”.

 

Ecco dove è facile cascare: mettersi in atteggiamento di condanna degli altri perché non sono Gesù, invece che prenderli amichevolmente e dire: “Fratello mio, guarda che tu non assomigli a Gesù!”. È facile che condanniamo invece che aiutare ad essere e non ci preoccupiamo di essere noi e di aiutare gli altri ad essere.

 

Siamo d’accordo che il distintivo del cristianesimo è la carità, il volerci bene, ma dobbiamo stare attenti di non essere più preoccupati di far divenire Cristo gli altri e magari di metterli in croce, che di essere noi Cristo e Cristo crocifisso.