Fratelli miei, dobbiamo volerci bene, non dobbiamo criticare, dobbiamo compatire, comprendere, amare il prossimo, non metterci sopra una colonna per giudicare tutti quelli che passano. Dobbiamo aiutare quelli che passano, non giudicarli; dobbiamo dare una mano a chi cade, non ridere perché uno cade; dobbiamo dare da bere a uno che ha sete, non ridere perché ha sete. Mi pare che questo do­vrebbe essere lo spirito del cristiano. E siccome questa è una conquista, guardate che allora ci vuole tanta buona volontà per arrivarci. Come per riuscire a suonare il piano occorre esercitarsi per ore e ore e dopo si sbaglia ancora, così è anche per l’acquisto della carità. Non prendete alla leggera questo impegno! Pretendete voi di essere padroni di voi stessi, di dominare voi stessi senza fatica? Ho l’impressione che qualche volta noi crediamo che la santità sia una cosa facile, che basti dire: “Mi faccio santo” e si sia già santi. Invece è la cosa più dura! La vita di santità costa fatica più che lavorare con la carriola, più che andare a zappare la terra in luglio. Mettiamo già in preventivo che, per farsi santi, bisogna lottare contro l’io e la propria natura e bisogna dominarsi.Dominare un coniglio è facile, ma dominare un cavallo di razza costa più fatica. E per dominare i cavalli di sangue ci vuole lo scudiscio. Nel passato i santi adoperavano i cilici, adoperavano i flagelli per vincere l’io e vincere le passioni. Se adesso non si adoperano più questi mezzi, resta però che in un modo o nell’altro bisogna far fatica. La prima fatica che io vi invito a fare è questa: mettetevi dinanzi al Signore e risentite la voce di Gesù che dice: “Non giudicate!”.