Bisogna vivere da cristiani, figlioli, e quando noi abbiamo il
coraggio di vivere da cristiani siamo santi. Cerchiamo di
pensare spesso al nostro Battesimo, alla dignità che deriva
dal Battesimo. Non so se adesso sto per dire delle eresie;
i teologi, caso mai, mi correggeranno. Se dopo essere
saliti trentasei piani con l’ascensore si preme ancora il bottone,
si può salire un altro piano e poi un altro piano ancora,
ma questo piano è poca cosa a confronto dei primi trentasei.
Non vi pare? Ora con il Battesimo siamo saliti trentasei
piani, poi con il sacerdozio un altro piano, con l’episcopato
un altro piano ancora; ma considerate i trentasei piani
e questi trentasei piani sono quelli del Battesimo. Dico
male? Non so se teologicamente sia corretto.
Ho l’impressione che pensiamo poco al nostro Battesimo,
al nostro inserimento in Cristo, alla grazia che abbiamo
ricevuto nel Battesimo, alla nostra dignità di cristiani, alla
nostra grandezza di cristiani. Se pensassimo spesso a
questo, allora avremmo una venerazione anche per i fratelli.
Il nostro grande desiderio di salvare gli uomini
dovrebbe nascere da un grande amore verso Dio, il quale
vuole che i nostri fratelli siano cristiani come noi e cioè
della nostra stessa grandezza. L’amore per i fratelli parte
da qui. Quando diciamo che dobbiamo essere presi dallo
zelo per i fratelli, dall’amore verso di loro, intendiamo dire
che do vrebbe essere questo lo spirito che ci anima: un
grande amore verso Dio.