L’annuncio del Vangelo non può essere che un annuncio di Gioia che scaturisce dal cuore di chi si è incontrato con Gesù.
La Chiesa esiste per evangelizzare: il Concilio e poi i Papi Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e, adesso, Francesco lo affermano con forza crescente, attualizzando il mandato apostolico di Gesù “andate e annunciate” e l’autoincitamento missionario “guai a me se non evangelizzo” di Paolo. Questa personalizzazione del dovere e diritto di trasmettere il Vangelo diventa consegna diffusa, responsabilità assimilata: ogni evangelizzato deve essere un evangelizzatore, con la consapevolezza altrettanto ineludibile che soltanto coloro che sono veramente evangelizzati possono evangelizzare in modo autentico. Che l’evangelizzazione sia compito affidato da Dio a tutti i discepoli di Gesù… si può affermare ormai come di verità di fede. La motivazione è chiara: “Vi dico questo – cioè vi do il Vangelo – perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.
Dopo che Papa Francesco ha sorpreso il mondo e la cristianità con il felicissimo esordio del suo primo documento programmatico “Evangelii gaudium”: “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita di coloro che si incontrano con Gesù”, nella missione evangelizzatrice della Chiesa e di ogni cristiano si sta affermando, imponendo il criterio apostolico della gioia, cioè di quello spirito che anima l’intera Esortazione e che caratterizza le applicazioni che lo stesso Papa fa con il magistero quotidiano della parola e dell’esempio. Papa Francesco ha scelto di porsi non come maestro che ribadisce i punti fermi della dottrina ma come autentico accompagnatore spirituale. Una scossa di rianimazione che supera le teorie su ciò che è o non è la nuova evangelizzazione e che dà criteri per convertire le pratiche evangelizzatrici nella direzione della scelta decisiva dello “spirito buono”, incoraggiando la Chiesa ad uscire e a rischiare facendo sul campo esperienza di ciò che si è chiamati ad annunciare.
Proiettata su questo sfondo la scelta di Papa Francesco appare chiarissima: l’insistenza sulla gioia, termine che ricorre 59 volte nell’Esortazione, ha il carattere del lieto annuncio che si riconnette alla esperienza fondamentale e sorgiva della Pasqua: la gioia di incontrare Gesù Risorto tre giorni dopo averlo visto Crocifisso. Non soddisfatto sentimento di piacevolezza ma atteggiamento di chi sa che sofferenza e morte esistono e li ha attraversati sperimentando che la vita è più forte. Come accennato, sono la voce e le opere quotidiane di Francesco a dare ragione della cifra del suo programma apostolico. Ai giovani: siete meravigliosi anche se molti di voi sono vittime della logica della mondanità. Nostro impegno è stare accanto a voi per contagiarvi con la gioia del Vangelo e dell’appartenenza a Cristo. Ai coniugi: la gioia dell’Amore matrimoniale implica accettare che il matrimonio è necessaria combinazione di gioie e di fatiche, di sofferenza e di liberazione: la Chiesa vi incontra e vi sostiene. Ai poveri: dobbiamo lasciarci evangelizzare da voi, affinché l’annuncio del Vangelo non affoghi in parole e non perda la sua carica di trasformazione e di gioia. A tutti: ricuperiamo il fervore e la dolce e confortante gioia di evangelizzare… avendo per primi ricevuto in noi la gioia del Cristo.
don Zeno Daniele