Ricordate che il primo atto della preghiera deve essere il ringraziamento: dobbiamo ringraziare per i doni ricevuti e, in modo particolare, per la grazia della grazia, per aver ricevuto la grazia di Dio. Dobbiamo, cioè, sentire che siamo figli di Dio, che non siamo più povere creature piene di peccati, che siamo stati riabilitati e innalzati, per cui possiamo dire: “Abbà, Padre!”, “Padre nostro, che sei nei cieli…”.

 Dobbiamo sentire questa grandezza e, quando la sentiamo, comprendiamo quanto siamo cattivi se offendiamo questa grazia, se manchiamo di riconoscenza verso il Padre che ci ha dato il Figlio e ci ha dato la grazia.

La nostra preghiera dev’essere anzitutto: “Signore, grazie! Signore, grazie! E ti domando perdono perché non ho corrisposto alla tua grazia”. Mi pare che ringraziare e chiedere perdono dovrebbero essere le prime cose da farsi, il primo respiro quando ci svegliamo, il primo pensiero quando veniamo in chiesa: “Signore, grazie per la grazia e per tutto il resto!”.

Bisogna che questo grazie sgorghi naturale in ogni circostanza, perché il Signore è presente e tutto quello che c’è di buono viene dalle sue mani: splende una giornata di sole: “Grazie, Signore!”; c’è una giornata nuvolosa: “Signore, sia fatta la tua volontà!”; vedi che il lavoro fila bene: “Grazie, Signore!”; vedi che non va tanto bene: “Signore, sia fatta la tua volontà!”; arriva a casa lo stipendio: “Grazie, Signore!”; una persona di nostra conoscenza guarisce: “Grazie, Signore!”.

Bisogna che ci abituiamo ad essere sensibili a questo dovere di riconoscenza verso Dio. Questo cantico di ringraziamento dinanzi ai doni di Dio deve esserci naturale.

Se, invece, il mio pregare è dettato unicamente dal bisogno di questo o di quello, sono un cristiano molto mediocre e ordinario.