L’incontro con la divinità richiede purezza di cuore. Io non posso incontrarmi con Dio nelle azioni liturgiche se non sono puro. E quando dico puro, non intendo dire soltanto privo di peccati, ma staccato da tutto ciò che è peccato. Non intendo con questo affermare che non devo avere mai commesso peccati: io devo sentire il dispiacere delle mie mancanze; non devo scoraggiarmi, ma presentarmi dinanzi all’altare veramente contrito, umiliato, pentito delle mie miserie. Qualcuno potrebbe dire: “Io, peccati gravi non ne ho commessi!”. Ricordati, però, che anche la polvere non piace al Signore! Forse è più degno di partecipare al sacrificio della Messa chi ha commesso un peccato mortale e lo ha pianto, che colui il quale commette spesso peccati veniali e non ne sente il dispiacere.Fratelli miei, la prima condizione perché nelle nostre azioni liturgiche avvenga l’incontro con Dio, è proprio la contrizione del cuore. Ecco, io vorrei, fratelli, che sentissimo il bisogno di preparare la nostra anima prima di cominciare un’azione liturgica, chiedendo perdono dei nostri peccati. Non ci si può accostare all’altare prima di aver domandato perdono al Signore. Tutti siamo peccatori, tutti continuiamo a non corrispondere alle grazie di Dio se non altro, fratelli, con peccati di omissione, con indifferenze dinanzi all’Altissimo. E allora bisogna che ci rendiamo conto che all’altare dobbiamo avvicinarci puri e veramente contriti, dispiaciuti delle nostre miserie