Ci sono delle mortificazioni a pane ed acqua che appaiono
meno dure che avvicinare un fratello per fargli una
correzione. Avere la carità di prendere a braccetto un fratello
e dirgli: “Senti…, scusami, io sono peggiore di te, lo
so, ma mi pare che qualche volta quelle parole che dici,
non vadano bene”, questo può essere più difficile.
Qualcuno potrebbe obiettare: “Ma sì, lo sa, non tocca a
me farglielo notare. Perché dovrebbe toccare proprio a
me?”. Tocca proprio a te perché ti sei accorto della cosa,
e se te ne sei accorto, il Signore ti ispirerà non un pensierino
di critica, ma di amore.
Amici miei, tutti sappiamo dove dobbiamo andare, tutti
sappiamo la strada che dobbiamo percorrere e lo spirito
che ci vuole, ma guardate che ci vuole coraggio per aiutare
il fratello, perché sai che ti risponderà male, perché
sai che cercherà mille scuse per giustificarsi.
Ognuno vede la schiena dell’altro, ma non la propria, ed
è facile, camminando e avendo sempre gli altri davanti,
vedere sporca la giacca di uno, la manica di un altro e di
un altro ancora, e che fra amici uno dica: “Guarda che
giacca ha quel tale! Non aveva altre giacche da indossare?”.
Gli altri, che ti stanno dietro, fanno lo stesso con te.
Invece la carità suggerisce di dirgli: “Ehi, fermati un istante!
Guarda che hai la giacca sporca…”. La carità, proprio
la carità lo suggerisce, ma non per criticare.
Tutti vediamo le gemme preziose, ma anche le scarpe
nere di ogni fratello; e tutti noi che vediamo, abbiamo il
dovere di aiutare il fratello a cambiare il colore delle scar-
pe. Se non avete il coraggio di fare la correzione fraterna,
ma proprio per amore, proprio per fraternità, proprio
con il senso di dire: “Io voglio che il mio fratello sia
santo”, non farete la conquista apostolica, perché l’uno e
l’altro pane escono dallo stesso forno.