Quando si va dalla mamma, non occorre prepararsi che cosa dire. Così il nostro colloquio con Dio. La preghiera è un parlare, un saper parlare, è colloquio con il Padre. “Ma il Padre già conosce le cose!”. È vero, ma il Padre desidera saperle anche da noi.

Perciò lasciando da parte la nostra parte umana, lasciando da parte le stupidaggini, lasciando da parte ogni altra sciocchezza, ci dedichiamo al colloquio con il Padre nella profondità del nostro spirito.

Stamattina sono venuto in chiesa e dicevo: “Grazie, Signore, d’avermi data la Madonna per mamma, d’avermi dato tanti doni, d’avermi dato le rose, i fiori, la luce, il sole…”. Avevo cominciato dicendo: “Grazie d’avermi dato la grazia”, e ne è venuto poi: “Grazie d’avermi dato Dio Padre”. “Ehi, – mi sono detto – ho pronunciato una bestemmia?”. No, no! Con la grazia il Signore mi ha dato se stesso, cioè il Padre e il Figlio.

È un parlare con semplicità, un parlare con Dio, un aprire il nostro cuore, discutere con lui, trattare con lui, rivedere le nostre miserie, le nostre azioni, i nostri peccati. È proprio un aprirci dinanzi a Dio: noi diremo a Dio le nostre cose e lui dirà a noi le sue. Che cosa ci dirà? Ci manifesterà l’amore della Santissima Trinità, entreremo nella Santissima Trinità.

A un dato momento scopriremo delle cose meravigliose. Perché? Perché capiremo di più che cosa vuol dire Padre, Figlio e Spirito Santo, e l’inserimento della Madonna nella Santissima Trinità, e l’inserimento nostro nella Santissima Trinità, e il Corpo mistico, e i fratelli, e i fratelli buoni e i fratelli lontani e la pecorella smarrita. Capiremo tutte le cose, se vivremo in questo rapporto di amore, in questo colloquio di figli con nostro Signore.