Fratelli miei, all’inizio della vita spirituale ci vuole una
convinzione, ma una convinzione sentita, viva. Per questo,
almeno una volta al mese, dovremmo metterci
dinanzi a Dio per meditare sui nostri peccati, sulla nostra
ingratitudine verso Dio, sulla nostra miseria; almeno una
volta al mese, dinanzi a Dio, cerchiamo di pregare e di
piangere, piangere e pregare. Pensiamo chi è Dio e chi
siamo noi: da questo comincia la vera umiltà, da questo
comincia la vera grandezza, da questo comincia la
nostra giusta posizione nei riguardi di Dio.
Amici miei, se non ci mettiamo dinanzi a Dio, prostrati
per terra, almeno spiritualmente se non fisicamente, e
non consideriamo che cosa è il peccato, siamo privi della
base di partenza. E per fare questo bisogna che guardiamo
tutto alla luce dell’eternità e allora ci accorgeremo
che siamo cattivi, cattivi, cattivi. Alla luce dell’eternità ci
accorgeremo che stimiamo troppo il nostro io e poco il
nostro Dio, troppo i nostri interessi e poco quelli di Dio.
Questa base è necessaria. Se questa base non c’è,
datemi anche un laureato in tutte le teologie di questo
mondo, datemi anche uno che faccia miracoli, ma io non
gli credo. Alla base ci vuole la coscienza che siamo
povere creature; ci vuole l’umiltà, ci vuole la coscienza
che io sono l’ultimo degli uomini, il più miserabile degli
uomini, anche se sapessi fare dei miracoli, perché Dio mi
ha dato tante grazie e io ho corrisposto male.