Volerci bene significa che ci dobbiamo sopportare a vicenda, che dobbiamo saperci comprendere, saperci capire…

 

C’è una giornata in cui tu non hai voglia di parlare e l’altro ha voglia di parlare e non la finisce più; viceversa, c’è quella giornata in cui tu hai voglia di parlare e l’altro ha voglia di tacere. C’è la giornata in cui uno ha voglia di bere un bicchiere di vino e dice: “Ragazzi, apriamo una bottiglia e beviamo un bicchiere?”, e gli altri: “Ah! Ah!”, e quel poverino che aveva sete deve far a meno di bere. E se un’altra volta dice: “Ragazzi, facciamo una focaccia?”, e gli altri: “Ah! Ah! Ah!”, a quel poverino che ha un desiderio da soddisfare, una volta per un motivo, una volta per un altro, non gliene va mai diritta una.

 

Ecco invece la carità: “Ragazzi, apriamo una bottiglia?”, dice uno e l’altro, che non ne ha voglia, dice: “Bene, bene, sì, sì…”: ecco la carità! Dico male? Porto l’esempio di una bottiglia, ma può essere un gelato, può essere anche un’ora di adorazione, può essere dire una corona del rosario in compagnia: ecco la carità! Non so se esagero. La vita è fatta di queste piccole attenzioni, non di cose poetiche.

 

Bisogna saper vedere il desiderio del fratello e quando ti chiede di dargli una mano, accettarlo, con serenità, con gioia, in modo che il fratello abbia quasi l’impressione di averti fatto un piacere nel manifestare il suo desiderio.