Se io amo il Signore, non è più un sacrificio rinunciare al divertimento per andare a parlare del Signore. Il sacrificio che faccio, anche se mi costa, lo faccio per un altro amore. Per esempio, per il giovane che ha lavorato tutta una giornata non è un sacrificio prendere la bicicletta e fare venti chilometri per andare a trovare la fidanzata: o meglio, c’è il sacrificio fisico, c’è il sacrificio vero e proprio, ma è fatto per amore.

 

Ora, se io a un dato momento comincio ad amare veramente il Cristo, il mio amore verso di Lui mi porterà certamente a fare volentieri quello che mi costa. Perché? Perché so che piace a Gesù. So che con questa sofferenza, con questa mortificazione, posso salvare anime, so che mandando giù questa cosa posso far piacere al mio Gesù e allora lo faccio perché piace al mio Gesù.

 

Se, per esempio, quel giovane che deve andare a trovare la fidanzata, facendo venti chilometri, sa che alla fidanzata piacerebbe avere un mazzo di garofani, farà altri dieci chilometri in più per andarli a prendere e poi altri dieci chilometri per il ritorno e dopo andrà dalla fidanzata. Perché? Perché va a prendere quello che piace a lei.

 

Se io amo veramente il Signore, durante la giornata prendo quello che piace a Lui per darglielo, consegnandoglielo quando mi incontro con Lui, e siccome io devo incontrarmi con Lui sempre, perché cammino con Lui, raccolgo per Lui.

 

Sappiamo che a Lui piacciono specialmente le cose che ci pesano: Lui le domanda, le desidera. Ci domanda se, per piacere, gliene offriamo qualcuna per salvare il mondo e noi magari diciamo di no e andiamo cercando quello che piace a noi.

 

Sarebbe inconcepibile che noi facessimo così con Nostro Signore Gesù Cristo; eppure lo facciamo, lo faccio io e lo fate voi.