Nel corso di quest’anno, seguendo le indicazioni date dall’Assemblea della Famiglia di don Ottorino e dal Capitolo, vorremmo approfondire il tema del discernimento 

 La parola “discernimento” non è una parola semplice da capire e da cogliere nel suo vero significato. Eppure è di fondamentale importanza per il cammino di crescita spirituale a livello personale, ma anche a livello di vita comunitaria, con ricadute importanti sulla nostra missione pastorale, alla quale siamo tutti chiamati come Famiglia di don Ottorino. A noi interessa approfondire il tema del discernimento alla luce del carisma di don Ottorino e nostro.

Nella seconda proposizione del documento del IX Capitolo si afferma: “Il discernimento viene così descritto sinteticamente: Con lo sguardo e il cuore di Dio che ascolta il grido del suo popolo e invia suo Figlio Gesù sacerdote servo per liberarlo, assumiamo lo stile del “guardare, illuminare, agire, verificare, celebrare”, per promuovere una pastorale che porti i poveri (cfr. Lc 4, 18-19) al centro della vita della Chiesa.

Come figli di don Ottorino, religiosi, sorelle e amici, nel nostro modo di fare pastorale vogliamo avere come “metodo”, cioè come nostro cammino di vita spirituale, il “discernimento”,cioè l’assumere lo stile di “guardare, illuminare, agire, verificare, celebrare” con lo sguardo e il cuore di Dio, avendo i poveri come la nostra principale preoccupazione.

Ma come si fa ad avere lo sguardo e il cuore di Dio? Secondo don Ottorino li possiamo avere solo immedesimandoci, ognuno di noi e insieme,  con “Gesù sacerdote servo”, inviato dal Padre per rispondere al grido dell’umanità bisognosa di liberazione.

Se avremo lo sguardo e il cuore di Gesù sacerdote servo, che ha fatto della sua vita un dono per tutti, avremo anche noi, come Lui, lo sguardo e il cuore del Padre, che sempre si inclina verso i più bisognosi dei suoi figli, che sono i poveri, gli ultimi.

Questo è ciò che noi possiamo chiamare il nostro “orizzonte carismatico di riferimento”, cioè il nostro modo di essere e di agire che ci caratterizza, che è lo stesso in ogni luogo in cui veniamo a trovarci, anche se è assolutamente necessario metterci in un dialogo reciprocamente utile e arricchente con le diverse realtà in cui siamo chiamati ad attuare. 

Per don Ottorino la vita spirituale consiste in una “immedesimazione con Gesù” e attraverso di Lui con il Padre. Esso si realizza nel nostro personale “a tu per tu” con Gesù, nelle nostre relazioni comunitarie con Gesù in mezzo noi e nella nostra pastorale fatta insieme per donare quel Gesù che abbiamo in noi e tra di noi. Tale dinamismo implica, pertanto, una dimensione personale, comunitaria e pastorale.

In questo percorso di comprensione e di approfondimento del tema del carisma ci lasceremo illuminare dal nostro padre e maestro don Ottorino, prendendo come guida fondamentalmente il suo “quarto e ultimo testamento”  del 9 febbraio 1972, tenendo anche conto di due altri testi che sono molto vicini  a questo testamento, non solo per il tempo in cui sono stati scritti, ma anche e soprattutto perché ispirati alle stesse urgenze carismatiche. Essi sono il testo conosciuto con le parole con cui inizia “Aveva diciott’anni…”  del 4 aprile 1972 e il testo dal titolo “Sogno un mondo”  del 29 aprile 1972.

Don Ottorino ci prenderà per mano per farci capire che quello che più importa nella nostra quotidianità è il nostro contatto ininterrotto con Gesù, al quale ci rivolgiamo continuamente in ogni nostra azione della giornata per fare un “discernimento”, cioè per chiedergli: “Che cosa vuoi che io faccia, Signore?”.

don Luciano Bertelli