A volte ci sono situazioni veramente difficili. Quando c’è
una situazione che sembra quasi impossibile, una situazione
in cui non si sa che cosa fare, bisogna fare qualunque
cosa, eccetto che restar con le mani in mano.
Non si può fare altro? Si faccia almeno un’azione simbolica
verso quella direzione.
E questo lo dico altrettanto quando c’è da vincere se
stessi. “Ma, non sono capace!” – “Hai il desiderio di farti
santo?” – “Ma…” – “Hai almeno il desiderio del desiderio?”
– “Beh, questo sì!” – “Bene, allora fai questo!”.
Del resto, anche nel male, il demonio è furbo; all’inizio
non domanda mai le grandi cose, ma sempre un’azione
simbolica. E tu allora: “Boh, che c’è di male?”. E piano
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piano ti accorgerai quanto male ti fa quel niente che il
demonio ti domanda.
Mi spiego: se io metto un oggetto in bilico e poi carico da
una parte un granellino alla volta, a un dato momento
l’oggetto cade da quella parte. Il demonio fa così: mette
sulla bilancia un granellino alla volta, cioè una cosetta
simbolica… tan, tan, tan… Se buttasse sopra tutti i granellini
insieme, sarebbe facile accorgersene, ma butta un
granello alla volta finché, a un dato momento, fa perdere
l’equilibrio dall’altra parte. La maggior parte delle persone
cadono per le piccole azioni del demonio, tanto che i
piccoli fili diventano poi corde.
Se io ti dicessi: “Lascia che ti leghi con una corda”. Tu
diresti: “Eh, no!” – “Lascia che ti leghi almeno con un filo
sottile…”, e te lo butto addosso. “Ah, per questa sciocchezza!”.
E ti metti a ridere. E io ti getto addosso un filo
e poi un altro e un altro ancora. Tu ridi, ridi, ma a un dato
momento ti accorgi che non scappi più; piano, piano, si
è fatta la corda. Tu vedevi un filetto, dicevi di sì al demonio
e gli facevi un sorriso ad ogni filo che ti buttava, e a
un dato momento sei diventato suo prigioniero. Noi dobbiamo
imparare a fare questo nel bene. Non possiamo
fare cose grandi, però non ci dobbiamo scoraggiare:
cominciamo almeno con un’azione simbolica, cominciamo
anche noi con un filo.