Devo vivere pensando all’eternità e allora la morte non è una coltre nera applicata sulle spalle. Se ho la fede, morire dà un senso di gioia, quasi mi fa dire: “Signore, presto, presto, vado anch’io al cimitero e dopo staremo in compagnia!”. In un primo momento il pensiero di queste cose può portare un senso di dispiacere, di pesantezza: “Dunque finisce tutto!”, ma poi ti valorizza, infonde forza.
Figlioli, io andavo spesso a pregare al cimitero per avere la forza di andare avanti, altrimenti avrei mollato tutto. Quando, per esempio, mi sentivo schiacciato dagli uomini, proprio da quelli che mi dovevano aiutare, dicevo: “Bene, un bel giorno morirà anche lui e verrà a finire qui”. Voi ridete! Ma quando uno ti bastona, quell’altro ti bastona e senti botte a destra e botte a sinistra, uno ti dice che sei matto e quell’altro ti dice che sei stupido…, allora io pensavo: “Beh, insomma, che cosa mi possono fare costoro? Tutt’al più mi uccideranno, ma fra cent’anni quello che ho fatto, se io ho fatto la volontà di Dio, resterà valido. Le lodi, i rimproveri e i biasimi non possono colpire!”.
Alla luce della morte, pensando che gli altri moriranno e che anche tu morirai, hai la forza di fare quello che altrimenti non avresti il coraggio di fare; scegli e vivi la verità, prescindendo da incenso e turibolo che ti vengono addosso: ti incensano, non importa niente, ti danno anche il turibolo addosso, non importa niente!