Attivare il ruolo proprio dei cattolici nella vita politica, come portatori di un atteggiamento positivo e propositivo, esponendosi e mettendosi al servizio dei valori coesivi

Che posto hanno i cristiani, come tali, nella società e nella politica? La dottrina sociale della Chiesa, dalla Rerum Novarum (1891)  di Leone XIII al Concilio Vaticano II e i Papi successivi, con sempre maggior forza evangelica, ha stimolato l’impegno esplicito dei credenti per il bene comune, cioè di tutti, tenendo in primo piano la persona, ogni persona, con la propria dignità di uomo-donna e di figlio di Dio.  Paolo VI, papa politico e santo, nella storica enciclica  Populorum Progressio (1967) definisce la politica la più alta forma della carità. Giovanni Paolo II, voluto “santo subito”, è ricordato e studiato come mistico e politico per la monumentale e pastorale opera di magistero, di intervento e di testimonianza con cui ha guidato la Chiesa e segnato passaggi epocali dell’umanità.

Papa Francesco sembra sentirsi chiamato ad accompagnare nella quotidianità la messa in pratica gioiosa del Vangelo nel servizio ai fratelli più deboli, precedendo con l’esempio. Il Papa si rivolge al mondo e ha uno sguardo sempre attento all’Italia che ama: come popolo, come paese, come chiesa. Francesco vuole che la Chiesa, anche in Italia, sia una chiesa libera e aperta alle sfide del presente, mai in difensiva per paura di perdere qualcosa, mai nostalgica delle posizioni  di privilegio.

Devono rimotivarsi i cattolici e ripartire, restando sul campo, facendosi interpellare dai mutamenti in corso, leggendo la storia e facendo discernimento, contribuendo con la propria specificità a promuovere la partecipazione attiva di tutti,  pensando alle soluzioni migliori per tutti e tessendo così il futuro. È un compito che Francesco affida alla Chiesa italiana per favorire l’amicizia sociale, per dare risposta chiara davanti alle minacce che emergono all’interno del dibattito… non sempre finalizzato alla vita delle persone, delle famiglie, della solidarietà, al sostegno della speranza.

I discepoli di Cristo sono sì lievito, ma la missione della Chiesa non è sociologicamente tombale, nascosta,  come se  le nostre comunità non avessero più nulla da dire nel fermento della nostra società.

Anche da un’ottica civile illuminata e responsabile si invoca l’importanza  dell’impegno per riconoscersi come una comunità di vita, che ha un comune destino da costruire insieme.  Mentre la forza pubblica della Chiesa è  la sua cattolicità, cioè la sua capacità di ricordare ed esprimere l’universalità e di tenere insieme i pezzi là dove tutto sembra andare in frantumi.

In questa riflessione è insito un appello attuale, urgente, nel panorama sociale italiano e mondiale, che chiama in causa la Chiesa e i suoi membri. Parlare alla testa e al cuore delle persone, mai dimenticando le necessità esistenziali  che spesso attanagliano e condizionano chi ne è colpito e ha bisogno di risposte immediate. Guardare oltre i confini del presente, allargandoci ai territori vicini e lontani, alla cooperazione, alle opportunità della modernità. Riconoscere e attivare il ruolo proprio dei cattolici nella vita politica, particolarmente nel nostro paese,  come portatori di un atteggiamento positivo e propositivo, esponendosi e mettendosi al servizio dei valori coesivi.

Convinti che… se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori (Salmo 127).

don Zeno Daniele