“LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANO A ME”

lasciate che i bambii vengano a me. Il papa come Gesù

IL PAPA COME GESU’: “LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANO A ME”                                                  

Benedetto XVI e Francesco con stili diversi sono una testimonianza della preferenza di Gesù per i piccoli

Nella ridda di fantasticherie che si pubblicano, tentando di contrapporre Papa Francesco all’emerito Benedetto XVI,  mi permetto di notare simpaticamente le analogie e le particolarità di tratto dei due umanissimi Pastori nell’approccio con i bambini, talvolta con neonati. Succede quando i pargoli sono coinvolti in qualche celebrazione, come i Battesimi annuali nella cappella Sistina, oppure, più spesso, nelle visite a paesi poveri, nelle udienze in aula o anche esterne, allorché coraggiosi genitori ostentano i piccolini verso il Papa che passa salutando e gli uomini della sicurezza arrestano compiacenti  la papamobile per porgerglieli, eseguendo evidentemente un suo preciso desiderio.

Benedetto si è incontrato più volte con platee di piccolissimi ascoltatori, lasciandosi circondare effusivamente e rispondendo alle loro domande – per lo più riguardanti la sua fanciullezza tedesca, la sua vocazione e missione –  con l’affabilità di un nonno e la precisione di un professore, quasi tornando a scuola, rivelando una sorprendente capacità comunicativa.  In Messico, nel 2012, si rivolgeva a loro così:  “Sono felice di potervi incontrare e di vedere i vostri volti allegri: voi occupate un posto molto importante nel cuore del Papa e in questo momento desidero che lo sappiano tutti i bambini del Messico… che sopportano il peso della sofferenza, l’abbandono, la violenza o la fame…”. Non so se abbia mai avuto l’energia per prendere in braccio un bambino, ma la limpida dolcezza di Joseph Ratzinger è davanti ai nostri occhi, impressa nel nostro cuore.

La tradizione di celebrare la domenica del Battesimo del Signore con il dono di questo Sacramento, in Vaticano, a numerosi bambini di Roma, avviata da San Giovanni Paolo II e continuata  dai suoi successori, è un segno incomparabile dell’amore di Dio e della Chiesa che chiama queste creaturine alla figliolanza divina, all’incorporazione a Gesù, alla “preferenza” umana ed ecclesiale. Papa Francesco vi si profonde con l’esuberanza del ministro latino-americano che esulta per il “lio-rumore” delle strilla dei bambini e mette a proprio agio i genitori, le mamme, esortandole : “I bambini non sono abituati a venire alla Sistina, è la prima volta, a stare chiusi in un ambiente un po’ caldo, a essere vestiti così a festa… Avranno disagio… Inizierà uno a piangere e poi gli altri:  un concerto non  ancora avviato… Ma non spaventatevi, lasciateli piangere. È una bella predica quando piange un bambino. Se hanno caldo spogliateli un po’, se qualcuno ha fame allattatelo, qui, dentro la Cappella Sistina”. Le immagini di Francesco che regge e abbraccia bambini sono quotidiane, infinite e, con le sue parole, esprimono il più  solidale sostegno per le famiglie, le comunità, la società,  impegnate ad accogliere la vita e l’infanzia.

Ma anche il suo insegnamento sa prendere la misura dei bambini, senza raggiri e senza plagi  e alle loro domande – sia nei paesi di missione che negli ospedali – Francesco ammette che sui bambini che soffrono “… non ho una risposta. Nemmeno Gesù ha dato una risposta a parole. Vivendo in mezzo a noi, non ci ha spiegato perché si soffre: sopportando con amore la sofferenza ci ha mostrato per chi si offre. Non perché, ma per chi …”  esortando ad aprirsi al valore dei sogni, del dono, delle piccole cose, di un semplice grazie.

don Zeno Daniele